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(25 maggio 2006) ISTAT - Rapporto annuale 2005: Capitolo 5 - Disuguaglianze, disagio e mobilità sociale.

L'Italia è uno dei paesi europei con i più alti tassi di disuguaglianza sociale. Sono relativamente povere circa 2,6 milioni di famiglie, l'11,7% del totale, corrispondenti a 7,6 milioni di individui. La povertà riguarda, in particolare, il Mezzogiorno, l

ISTAT- Rapporto annuale 2005

Capitolo 5 - Disuguaglianze, disagio e mobilità sociale
 25 maggio 2006 Istat

  Dinamica della povertàricavata dalla rilevazione sui consumi delle famiglie
A partire dai primi anni Ottanta, la percentuale di famigliein condizione di povertà relativa è sempre stata prossimaal 10 per cento, con un aumento particolarmente importante nelperiodo 1987-1989, quando circa il 14 per cento delle famiglieresidenti in Italia risultava povero. Il valore è poi andato progressivamentediminuendo, per stabilizzarsi negli ultimi anni tra l'11 e il12 per cento.
Nel 2004, risultano relativamente povere circa 2,6 milioni di famiglie,pari all'11,7 per cento del totale e corrispondenti a 7,6 milionidi individui.

Povertà in base all'indagine sui redditi (anno 2003)
Dall'indagine sui redditi emerge in particolare che nelle famiglienumerose, per quelle con persona di riferimento con un solo reddito dalavoro e per quelle che come fonte prevalente di reddito hanno il trasferimentopubblico, aumenta il rischio di disagio economico. I risultatidell'indagine confermano l'esistenza di un profondo divario territoriale:il reddito delle famiglie che abitano nelle regioni meridionali ècirca tre quarti del reddito di quelle residenti al Nord. Le tipologiefamiliari più svantaggiate sono costituite dalle famiglie conalmeno un figlio minore, sia monogenitore sia coppie, e dai giovani singleche vivono esclusivamente di trasferimenti da parte di altri nuclei (adesempio, gli studenti e i figli disoccupati che sono mantenuti dai genitori).Rispetto alle altre tipologie familiari, il reddito netto delle famigliecostituite da anziani soli è il meno elevato. Infine, ladistribuzione dei redditi è caratterizzata da significative differenzedi genere: infatti le famiglie in cui il reddito principale èguadagnato da una donna sono relativamente meno presenti nella parte altadella distribuzione.
Desta particolare interesse il dato sui percettori di bassi redditida lavoro (in media 507 euro al mese) che costituiscono 4,2 milionidi individui, di cui circa un terzo (1,5 milioni di persone) vivein contesti familiari disagiati.

I percettori di bassi redditi e il disagio economico
Il fenomeno dei percettori di bassi redditi è più frequentetra:
- i lavoratori del Mezzogiorno
- i lavoratori che risiedono in centri urbani medio-piccoli
- le donne (28% contro il 12% degli uomini)
- le persone con meno di 25 anni (36%)
- le persone con un grado di istruzione inferiore alla licenza media (32%)
- i lavoratori che operano nel settore privato (21% contro il 5% degliimpiegati del settore pubblico).
- i lavoratori con contratto a termine: il 40% di questi, una misura dioltre tre volte superiore all'incidenza dei lavoratori a tempo indeterminato(11%).
- chi opera nel settore dell'agricoltura, caccia e pesca (rappresentanoil 50% dei lavoratori a basso reddito) e il 42% svolge professioni nonqualificate.
Percepire un basso reddito da lavoro non si traduce necessariamentein una situazione di disagio economico. In realtà, solonel 28,7 per cento dei casi i bassi redditi da lavoro rappresentanole uniche entrate da lavoro della famiglia (circa un milione 212mila persone, nel 45,5 per cento dei casi una donna), contro il 71,3 percento di coloro che vivono in famiglie con due o più redditi dalavoro (78,2 per cento nel Nord e 63,9 per cento nel Mezzogiorno). Inoltre,dei 4,2 milioni di percettori di bassi redditi da lavoro il 34,4 percento, pari a 1,5 milioni di unità, vive in contesti familiaridisagiati. Di questi poco più di 765 mila sono genitori (l'85,5per cento in coppia), 135 mila risultano coniugi/partner in coppie senzafigli e 268 mila sono figli; infine 235 mila sono persone sole.

Gli indicatori di deprivazione materiale e il disagio economico
Le indicazioni che si traggono dall'analisi degli indicatori di deprivazionemostrano che almeno una volta negli ultimi 12 mesi una famiglia italianasu venti non ha avuto risorse economiche sufficienti per acquistareil cibo, quasi una famiglia su dieci ha incontrato difficoltànell'affrontare le spese per cure mediche e la stessa percentualesi è trovata almeno una volta nell'anno in arretrato con il pagamentodelle bollette. Le famiglie in cui sono presenti figli minori e quellecomposte da persone sole rappresentano le tipologie più spessoassociate a condizioni di disagio e maggiormente esposte al ritardo neipagamenti. Le condizioni di deprivazione sono maggiormente stringentinel Mezzogiorno.
I segnali di disagio economico trovano conferma negli indicatori relativialla percezione da parte delle famiglie rispetto alle difficoltàad arrivare a fine mese, a risparmiare e a sostenere ilcarico delle spese per la casa, per pagare l'affitto, il mutuoe per gli altri debiti diversi dal mutuo. Per ciò che riguardala qualità degli alloggi in Italia nel 2004, si puòosservare che la mancanza delle dotazioni di base riguarda una quota moltomodesta di famiglie. Tali circostanze, che si verificano in modo piuttostouniforme sul territorio, si addensano nelle situazioni di maggiore disagioeconomico. Difetti importanti nell'abitazione di residenza sono piùfrequenti nel Mezzogiorno rispetto ai corrispondenti valori medi nazionali.
L'incidenza delle spese per l'abitazione sul reddito è del9,2 per cento per le famiglie più ricche e del 30,7 per cento perle più povere (in particolare quelle che vivono in affitto). Inrelazione alla struttura familiare, le situazioni di maggiore vulnerabilità,quelle dove il rapporto tra le spese totali per l'abitazione e il redditoappare maggiormente critico, sono quelle dei single, particolarmente seminori di 35 anni di età, frequentemente in affitto e in fase inizialedi carriera, per i quali le spese per l'abitazione rappresentano il 24,0per cento del reddito, e gli anziani con un reddito inferiore alla medianazionale (20,5 per cento). Altrettanto critica si presenta la situazionedei monogenitori con figli minori, con il 22,8 per cento. Le caratteristichedella povertà relativa in Italia
Nel 2004 sono relativamente povere circa 2,6 milioni difamiglie, pari all'11,7% del totale (incidenza) e corrispondentia 7,6 milioni di individui. La povertà riguarda,in particolare, il Mezzogiorno, le famiglie con un elevato numero di componenti,gli anziani soli, le famiglie con disoccupati, e nello specifico riguarda:
- circa una famiglia su quattro del Mezzogiorno, dove risiede il 69per cento delle famiglie e il 72 per cento delle persone povere
- quasi un quarto delle famiglie numerose (con tre e più figliminorenni)
- tre volte di più gli anziani soli e le coppie di anziani rispettoa singoli e coppie in cui la persona di riferimento ha un'età inferioreai 65 anni
- quattro volte di più le famiglie dove due o più componentisono in cerca di occupazione
- anche le famiglie con occupazioni stabili, a basso profilo professionalee quindi a basso reddito
Un'analisi multivariata, che tiene conto contemporaneamente di molte variabili,applicata ai dati dell'indagine sui consumi delle famiglie nel 2004, individuaquattro distinti gruppi di famiglie povere, differenziate in basealle principali caratteristiche strutturali della povertà:
1. quelle unipersonali con persona di riferimento anziana:questo gruppo è caratterizzato dalla maggiore presenza di personedi riferimento donna, anziana, generalmente sola, rappresenta il 19,1%con 511 mila famiglie e 689 mila individui.
2. le coppie anziane con persona di riferimento ritirata dal lavoro:33,2%, pari a circa 887 mila famiglie e oltre 2 milioni di individui.
3. le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione residentinel Mezzogiorno: 8,1% per un ammontare di 216 mila famigliee 713 mila individui; raccoglie le situazioni di maggiori difficoltà.
4. le famiglie sempre residenti nel Mezzogiorno con persona di riferimentooccupata in attività a basso contenuto professionale: il 39,7%delle povere, per un ammontare di circa 1 milione di famiglie e 4milioni di individui; mostrano un grado di povertà mediamente inferiorea quello degli altri gruppi.

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