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(6 giugno 2006) Dentro la professione verso possibili consensi. Una ricerca con e tra assistenti sociali.

I risultati della ricerca Socialia sulla professione. L´assistente sociale è soprattutto donna, laureata ed ha tra i 40 e i 50 anni ma fatica a definire il proprio ruolo. Sulle definizioni e le buone pratiche il dibattito rimane aperto.

Dentrola professione verso possibili consensi. Una ricerca con e tra assistentisociali  6 giugno 2006 VenetoSociale
"Una controversasituazione di riconoscimenti e prospettive, ma anche di disorientamentoe sbandamento proprio a fronte di un contesto legislativo che rafforzae valorizza contenuti e principi del servizio sociale ma trova scarsae contraddittoria aderenza applicativa e carente riconoscimento di statuse di ruolo alla figura che ne è interprete".

E' questa la condizionedegli assistenti sociali in Italia, secondo la ricerca "Dentrola professione verso possibili consensi. Una ricerca con e tra assistentisociali", realizzata da Socialia (Società scientificadi promozione sociale) e curata da Ugo Albano, Clelia Capo e FiorellaCava. L'indagine, presentata pochi giorni fa a Roma, durante la primaConferenza nazionale di Servizio sociale, nasce dall´esigenza dirispondere a questa condizione di generale disorientamento mediante un´occasionedi confronto tra coloro che sono impegnati in questa professione, chementre riceve riconoscimento e valorizzazione dal punto di vista giuridico,tuttavia non riscontra un eguale riconoscimento sul piano operativo eapplicativo. Si è dunque scelto di ascoltare la comunitàprofessionale "dall´interno", registrandone gli "umori",le incertezze e le richieste, allo scopo di costruire basi comuni perobiettivo condivisi. Gli strumenti utilizzati per la ricerca sono statidi tipo qualitativo e quantitativo: focus-group.

Questionari, schede-interviste hanno coinvolto non soltanto gli assistentisociali, ma anche i loro colleghi impegnati in ruoli di rappresentanzao in attività di docenza, per un campione totale di 81 uomini e291 donne. Una proporzione che corrisponde ai dati emersi dalla ricercaCensis del 2005, secondo cui le donne rappresentano il 78% degliassistenti sociali. Un primo dato, questo, che già conferma la"femminilità della professione come caratteristica delservizio sociale italiano " si legge nella ricerca - A questo datosi connettono le possibili interpretazioni circa il rapporto tra il datodi femminilizzazione e la considerazione dell´assistente socialecome semiprofessionista".

L'età prevalente del campione è compresa tra i41 e i 50 anni (44%), mentre il titolo di studio più diffusoè la laurea (triennale nel 27% dei casi, quadriennale nel 26% equinquennale per il 7%), ma esiste un nutrito gruppo (40%) inpossesso del solo diploma. Un dato, questo, che evidenzia "l´eterogeneitàformativa degli assistenti sociali in servizio". Per quanto riguardala collocazione lavorativa, il 50% del campione è impiegatonel comparto sanità, mentre il 28% presso gli enti locali.La maggior parte degli intervistati (56%) si dichiara "abbastanzasoddisfatta" del proprio lavoro, mentre il 27% di dice "pocosoddisfatta". Per quanto riguarda la definizione e la percezionedel proprio ruolo, i dati emersi dall´indagine mettono in luce lamancanza di criteri condivisi e, in generale, un disorientamentoe una difficoltà nel collocarsi. Alla domanda "Che cos´èsecondo te il servizio sociale?", il campione si divide: il 24,7%risponde "una professione deputata alla promozione umana e all´aiuto",il 14,1% "organizzazione o servizio, istituzione con scopo di aiuto",il 10,6% "l´attività dell´assistente sociale nelprestare aiuto", il 9,9% "la scienza o disciplina dell´aiuto"e il 5,4% "teoria e pratica dell´aiuto".
Differenti anche le risposte alla domanda "Di cosa si occupa il serviziocivile"?". In questo caso, il 25,8% del campione risponde "azionedi aiuto su disagio e bisogno", il 16,7% "servizi alla persona",l´8,6% "benessere alla persona" e il 5,8% "autonomizzazionedelle persone". Anche nell´indicare gli strumenti del serviziosociale, il campione si divide: per il 20% è "il colloquio",pe il 12,9% "il lavoro domiciliare", per il 9,5% la documentazionee per il 7,9% il lavoro di rete. Per quanto riguarda infine le "buonepratiche", il 23,4% del campione ritiene che siano tali le azioni"se sono efficaci e se perseguono il fine dell´azione",mentre per il 10% lo sono "se valutano tutto il processo dell´aiuto"e per un altro 10% "se sono teoricamente fondate e giustificate".La ricerca conferma dunque l´ipotesi di partenza del lavoro d´indagine,secondo cui esiste "una forte eterogeneità nelle posizionidegli assistenti sociali in ordine alla definizione del servizio sociale,del suo metodo, degli strumenti e delle relative ´buone prassi´.8…) Il fine di questa ricerca non è la mera conoscenza dello statusquo della categoria, ma la base dalla quale la realtà in questionedeve necessariamente modificarsi. Si consegna quindi tutto il lavoro allacomunità professionale affinché sia questa a confutare leipotesi rilevate, farle proprie o trovarne altre attraverso il dibattito".
Ordine nazionale assistenti sociali
Responsabile: FiorellaCava
Indirizzo: Via Nievo Ippolito, 61 - 00153 - Roma (RM)
Telefono:06/5803465
Indirizzo web: http://www.cnoas.it
E-mail: mailto:info@cnoas.it

Gli Assistenti Sociali programmano e realizzano interventi volti allaprevenzione, al sostegno e al recupero di persone, famiglie, gruppi ecomunità in situazione di bisogno e di disagio (sociale). Attraversometodologie e tecniche proprie, la professione si avvale del rapportointer-personale per attivare processi di aiuto e promozione che vedanogli utenti e i clienti consapevoli, partecipi e attivi nel reperimentodelle risorse per la soluzione dei problemi. L'ordine nazionale tutelae garantisce i diritti degli assistenti sociali, iscritti all'albo profesionale,articolatoa livello regionale.

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