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(31 agosto 2006) Agire per prevenire il traffico di bambini in Europa sud orientale: uno studio di valutazione preliminare.

Un rapporto dell'Unicef e di Terre des hommes per chiedere ai governi di attuare una prevenzione realmente efficace e di sradicare alle radici il fenomeno.

Agireper prevenire il traffico di bambini in Europa sud orientale: uno studiodi valutazione preliminare  9 maggio 2006 Unicefe Terre des Hommes Iltesto del Rapporto
Le attività sporadichedi prevenzione nell'Europa sud-orientale non bastano a proteggere i bambiniche cadono preda dei trafficanti, e si basano troppo su una generica presadi coscienza del fenomeno, secondo un rapporto presentato ieri dall'UNICEF,il Fondo delle Nazioni unite per l'infanzia, e dalla ONG Terre des hommes,in cui si sottolinea anche la necessità di concentrarsi non piùsulla repressione ma sulla prevenzione. «I bambini dell'Europasud-orientale cadono vittime del traffico perché le attivitàdi prevenzione sono troppo scarse e troppo tardive» - affermaMaria Calivis, Direttore regionale UNICEF per l'Europa centrale, orientalee i paesi dell'ex URSS, aggiungendo che «e piccole vittime rimangonointrappolate in un labirinto senza vie di fuga». Il rapporto "Agireper prevenire il traffico di bambini in Europa sud orientale: uno studiodi valutazione preliminare" prende in esame diverse strategie e iniziativeper prevenire il traffico di bambini nell'Europa sud orientale e includele voci e le opinioni di piccole vittime di Albania, Moldova, Romaniae della Provincia sotto amministrazione ONU del Kosovo, dove èstata condotta la ricerca. «Si puòfermare il traffico prima che inizi» dice Christian Hafner,vice Presidente della Fondazione Terre des hommes a Losanna (Svizzera)«ma anche se perseguire i colpevoli e liberare i bambini giàpresi nelle maglie del traffico contribuisce a sconfiggere il crimine,non basta a fermarlo. Ora occorre concentrare gli sforzi sulla prevenzioneper impedire, anzitutto, che il crimine avvenga».
Il rapporto rileva che lecampagne di sensibilizzazione sono spesso sbagliate, fuorvianti e nonsistematiche. Alcune usano immagini stereotipate di uomini in agguatonell'ombra, mentre in realtà i trafficanti sono spesso familiario amici; altre trascurano le forme di traffico a fini diversi dallo sfruttamentosessuale, per esempio per il lavoro domestico, l'elemosina o il furto.La maggior parte dei messaggi sono rivolti agli adulti anzichéai bambini e quindi danno poca o nessuna informazione su come i bambinipossano proteggersi, a chi rivolgersi o dove chiedere aiuto. Il traffico di bambini puòessere combattuto solo affrontando le cause alla radice del problema ei modelli di domanda e offerta che governano il ciclo, afferma il rapporto.

«Povertà, abuso, esclusione ed emarginazione: conosciamole cause alla radice del fenomeno, sappiamo chi sono i bambini a rischioe da dove vengono. È chiaro che per costruire una rete di protezioneper i bambini solida ed efficace dobbiamo andare alla fonte, ascoltarecosa i bambini hanno da dire sulla questione e colmare i nostri vuotidi conoscenza sulle modalità del traffico e le carenze di approccie messaggi» sottolinea Maria Calivis «Più diuna volta si sono perse occasioni per prevenire o fermare il traffico.Per contrastare i predatori dobbiamo velocemente diventare organizzatie flessibili quanto loro».

Il rapporto chiede la realizzazione di una rete di servizi e sistemiarmonizzati tra loro, sincronizzati e senza falle o sovrapposizioni,sia internamente sia tra stati diversi, per proteggere i bambini, e sottolineagli obblighi in tal senso per gli stati e per genitori, tutori e personaleche abbia rapporti professionali coi bambini (funzionari di dogane, poliziadi confine, insegnanti, operatori sociali e sanitari, ecc.), ai sensidella Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e di altri strumenti normativiinternazionali. Occorre inoltre raccoglieree condividere estesamente, al di là dei confini nazionali, indicatorie dati standardizzati e comparabili. «L'accento posto su sensibilizzazionee prevenzione ha contribuito alla mancanza di risorse disponibili in moltipaesi per la raccolta di dati e l'analisi delle modalità e delletendenze» afferma Christian Hafner «Ma il punto èche senza dati lavoriamo al buio, ed è difficile prevenire chequalcosa avvenga se non sai cosa succede là fuori».

UNICEF e Terre des hommes chiedono che ci si concentri urgentementesulla prevenzione: * affrontando le causealla radice del traffico
* con approcci basati sui diritti (anziché sulla sicurezza e sullarepressione)
* con sistemi coordinati e senza sovrapposizioni e flussi di informazionitra tutti i soggetti
* raccogliendo dati con procedure standardizzate
* consultando i bambini stessi su questi problemi
* formando gli operatori che nel loro lavoro interagiscono con i bambini
* con messaggi calibrati che indichino chiaramente i canali di aiuto peri bambini, ad es. linee telefoniche, numeri dei servizi sociali, contatticon i garanti per l'infanzia...
* sostenendo le famiglie in difficoltà per mantenerle unite
* con programmi scolastici creativi che prevengano l'abbandono
* con l'educazione sulle competenze di base per dare ai bambini i mezzi- conoscenze e capacità - per auto-proteggersi UNICEF e Terre des hommesoperano in stretta collaborazione sul campo, con un lavoro complementaree vantaggioso per entrambe le organizzazioni, per impedire che i bambinicadano vittime dei trafficanti.

www.unicef.it
www.tdhitaly.org

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