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(8 settembre 2006) Rapporto sullo stato sociale in Italia 2005-2006.

Il rapporto è stato pubblicato dall'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricerche ed è dedicato all'analisi delle disparità tra Nord e Sud nel welfare: scuola, sanità, previdenza, assistenza,

Rapportosullo stato sociale in Italia 2005-2006  8 settembre 2006 Consiglionazionale delle ricerche
Il "Rapporto sullo statosociale in Italia 2005-2006” dell'Istituto di ricerche sulla popolazionee le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricercheè dedicato all'analisi delle disparità tra Nord e Sudnel welfare: scuola, sanità, previdenza, assistenza, mercatodel lavoro, formazione. Oltre a questi aspetti, i saggi in esso contenutiinquadrano il contesto più generale dell'economia e della societàdel Mezzogiorno e le tendenze generali del sistema nelle regioni meridionali."Con il modesto obiettivo”, sottolinea Enrico Pugliese, direttoredell'Irpps-Cnr e sociologo all'Università di Napoli, "di fornireuna documentazione dando anche, ove possibile, un'interpretazione dellecause della situazione attuale”. Il quadro che emerge è infatti"tutt'altro che rassicurante, sia per quanto riguarda la quantitàe qualità dei servizi forniti sia per la spesa e la sua efficacia”.

Insufficienti e inadeguati, intanto, i servizi per gli anzianie la loro distribuzione sul territorio. In particolare, la storica fratturaNord-Sud appare rilevante se si considera la diffusione delle residenzesanitarie (Rsa): solo il 5,1% al Sud, contro il 70,4 del Nord e il 24,6%del Centro. La percentuale di anziani residenti in ospizi e case di riposoin Italia meridionale più dello 0,52%, contro una media nazionaledi 1,36 e un picco nel Nordovest di 1,88. La ricerca sottolinea che nelMezzogiorno il maggior inserimento nei nuclei familiari poveri porta glianziani a contribuire con le loro risorse al sostentamento di tutto ilnucleo, a discapito del proprio diritto all'assistenza.

Anche sul piano delle pensioni in rapporto alla popolazione ilMezzogiorno appare penalizzato. La distribuzione dei beneficiari vedeil 49% al Nord, il 20% al Centro e il 31% al Sud, contro una ripartizionedella popolazione generale rispettivamente del 44,19 e 36%. Ogni milleresidenti, al Nord sono pensionati 84, nel Centro 272 e nel Mezzogiorno271; se si prende invece in esame il rapporto tra pensionati e lavoratorila situazione si inverte: 692 al Nord, 719 nel Centro e 792 al Sud. Uneffetto combinato tra l'età media più giovane e la maggioredisoccupazione, che nel Meridione è quasi doppia rispetto allamedia nazionale (19 contro 9% circa). L'importo complessivo delle pensioniè nelle regioni settentrionali di 96.993 milioni di euro, in quellecentrali di 39.879 e nelle meridionali di 50.900 milioni. Un rapportoquasi di uno a due tra gli estremi geografici, dovuto ai diversi importimedi delle prestazioni e alla loro natura, prevalentemente assistenzialeal Sud e contributiva nel resto d'Italia; un dato confermato anche dalnumero di pensioni percepite da ciascun avente diritto grazie alla possibilitàdi cumulo, che al Sud è maggiore rispetto alla media nazionaleper gli uomini (1,32 contro 1,30), ma minore per le donne (1,45 contro1,48).

Dal sistema pensionistico a quello scolastico, anch'essosegnato da un generale malfunzionamento nel Meridione del Paese di cuisono indicatori la dispersione, l'abbandono, i percorsi accidentati piùalti e le peggiori performance negli studi. Tale disagio, che si palesasoprattutto tra i 9 e i 14 anni, pone i ragazzi del Sud e delle Isolea una media di punteggio in Matematica di 428 e 423, contro il 466 dell'Italiae il 489 dei Paesi Ocse; in Lettura il Sud è a 445, le Isole a434, l'Italia a 476 l'Ocse a 488.

Lo stato di salute sulla popolazione ha mostrato importanti progressinegli ultimi anni 50 anni, portando il nostro Paese dagli ultimi ai primissimiposti nel mondo in termini di speranza di vita (76,7 anni per gli uomini,che equivale al terzo posto al mondo e 82,7 anni per le donne, quartoposto al mondo). La mortalità infantile (prima del primo anno dietà in rapporto al numero di nati vivi), parametro largamente usatoper definire lo stato di salute di una popolazione, conferma: gli standarditaliani sono migliori degli inglesi e pari a francesi e tedeschi, conil 45% delle regioni a livelli molto buoni (inferiori al 3,9 per mille),contro il 31% dei laender tedeschi. Le differenze interne nel nostro paesearrivano però a più del triplo, dal 2 al 6,3 per mille (mentrenegli altri paesi sono più contenute), e oltretutto nell'ultimodecennio si sono mantenute e, in alcuni casi sono cresciute. Nel nettomiglioramento generale, con una riduzione a livello nazionale dall'8,2per mille nel 1990 al 4,4 nel 2001, Sicilia e Calabria sono ad esempioprogredite più lentamente del Veneto.

Uno sguardo alla graduatoria di distribuzione territoriale del potereeconomico per comparti e aree geografiche consente di notare che leprime 20 posizioni in classifica sono occupate, sia nel 1991 sia nel 2001,da attività con base nel Centronord, con le uniche eccezioni dell'occupazionenel sistema politico delle Isole (15° posto nel 2001) e del Mezzogiorno(19sima posizione). Al contrario, in tutte le 10 posizioni in coda allagraduatoria si trovano attività con base nel Meridione.

Anche la diffusione delle infrastrutture dell'Ict, mostra un ritardocomplessivo e appare altrettanto scarsa l'applicazione delle politichesociali per gli immigrati. "Soprattutto”, precisa Pugliese, "a causa dellapovertà e della sostanziale riduzione dei finanziamenti in materiache si è verificata negli ultimi anni. In altri termini il quadrolegislativo e istituzionale è sostanzialmente immutato ma i deficitdi implementazione sono stati notevolissimi. Ed essi sono più graviproprio nel Mezzogiorno”. www.cnr.it

Nord e Sud " Rapporto Irpps-Cnr sullo Stato sociale in Italia 2005-2006,
a cura di Enrico Pugliese,
editore Donzelli, 2006



Per informazioni: Enrico Pugliese, Irpps-Cnr tel. 06/4993.2873 , e- maile.pugliese@irpps.cnr.it
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