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(25 settembre 2006) RISCRIVIAMO IL FUTURO. Educazione per i bambini in paesi in conflitto.

L'Obiettivo del Millennio dell'educazione per tutti i bambini rischia di non essere raggiunto. Nel Rapporto Internazionale 'Educazione per i bambini in paesi in conflitto' Save the Children documenta le drammatiche conseguenze del mancato accesso all'istr

"RISCRIVIAMO IL FUTURO. Educazione per i bambini in paesi in conflitto”  25 settembre 2006 Savethe ChildrenItalia Rapporto"Educazione per i bambini in paesi in conflitto”
Briefing"Programmi di Educazione in contesti di emergenza: l'esperienza di Savethe Children”

La promessa dei leader del mondo di garantire l'accesso all' educazionea tutti i bambini che ancora non la ricevono, entro il 2015, rischia dinon essere mantenuta: 43 milioni di minori che vivono in paesi in guerrao reduci da conflitti oggi non hanno la possibilità di andare ascuola. Rispetto ai fondi attualmente erogati dalla comunitàinternazionale, c'è bisogno di 5, 8 miliardi di dollari in piùall'anno per assicurare a questi bambini scuola e istruzione. Se cosìnon sarà, per la gran parte di loro, si prospetta un futuro disfruttamento, povertà, violenza. E' quanto emerge dal RapportoInternazionale "Educazione per i bambini in paesi in conflitto”, realizzatoda Save theChildren, la più grande organizzazione internazionale indipendenteper la difesa e promozione dei diritti dell'infanzia, e diffuso in occasionedel lancio della campagna "Riscriviamo il Futuro”. "Abbiamo di fronte unavera e propria emergenza umanitaria che il mondo ha deciso di ignorare”,commenta Valerio Neri, Direttore Generale di Save the ChildrenItalia. "Oggi per 43 milioni di bambini e bambine che vivono in paesiin conflitto o di post-conflitto la prospettiva è di essere reclutaticome soldati, di venire sfruttati in lavori sottopagati, di poter caderevittime del traffico di esseri umani. Se questi bambini andassero a scuolanon correrebbero tanti rischi e la loro vita sarebbe molto diversa e riccadi opportunità”. La ricerca di Save the Childrenprende in esame il diritto all'educazione per i bambini in 30 paesiin conflitto mettendo in luce le devastanti conseguenze del mancatodiritto all'istruzione. Sono 115 milioni i bambini,nel mondo, che non vanno a scuola. Di essi 43 milioni, quasi 1su 3, vive in paesi in guerra o reduci da guerre. In termini assoluti,dei 30 paesi in conflitto, quelli con il più elevato numero dibambini esclusi dall'istruzione sono: il Pakistan, con oltre 7.800.000minori che non vanno a scuola, la Nigeria con 7.662.000, l'Etiopiacon 5.994.000, la Repubblica Democratica del Congo con quasi 5.300.000,il Sudan con 2.405.000. Quando scoppia una guerra,il sistema scolastico è il primo a subirne le conseguenze:le scuole vengono distrutte o usate come quartier generale delle milizieo per accogliere la popolazione sfollata. In Libano si stima che il conflittoabbia causato la distruzione di oltre 50 scuole mentre nel sud del paesesono circa 300 quelle inagibili. In Liberia, durante la guerra civiledel 1989-1997, l'80% delle scuole furono distrutte.
Con la chiusura o distruzione delle scuole i bambini si trovano espostia tutte le violenze e i rischi di una guerra, compreso quello di essereassoldati: nel 2003, in più della metà dei conflitti armati,si è fatto riscorso a soldati al di sotto dei 15 anni; in Nepal,fra gennaio e agosto del 2005, più di 11.800 studenti sono statirapiti dalle scuole rurali per essere indottrinati o reclutati a forzanell'esercito miliziano.
A seguito di un conflitto muoiono anche molti insegnanti. Così,a guerra finita, il sistema scolastico può fare affidamento supochi docenti, spesso non qualificati: attualmente in Afghanistan, menodel 15% degli insegnanti ha i giusti requisiti professionali. In Uganda,fino al 46% dei maestri ha bisogno di ulteriore formazione, pur dovendogestire classi fino a 200 allievi. "L'impatto di una guerrasui bambini e sul sistema scolastico è devastante”, spiegaCarlotta Sami, Direttore dei Programmi di Save the Children Italia."Questi bambini e le comunità in cui vivono dovrebbero ricevereil massimo degli aiuti da parte dei donatori internazionali. Invece succedeil contrario perché i paesi in conflitto sono considerati non sufficientementeaffidabili e in grado di gestire i flussi degli aiuti”. Secondo il Rapporto di Savethe Children, ai bambini in paesi in conflitto va la quota minore diaiuti internazionali per l'educazione: nel 2004, i 30 stati CAFS hannoricevuto meno di un terzo degli 8.5 miliardi di dollari destinati agliaiuti per l'istruzione nei paesi a basso reddito. "Se si continua diquesto passo”, prosegue Carlotta Sami, "l'obiettivo del Millenniodi assicurare educazione primaria a tutti i bambini entro il 2015 nonsarà raggiunto. E questo è inaccettabile, perchésignifica ipotecare il futuro di milioni di bambini”. L'educazione, sottolineail Rapporto di Save the Children, ha infatti un ruolo crucialeper la sicurezza e lo sviluppo di un bambino, tanto più sevive in un paese in guerra. "L'educazione garantisceprotezione e dà speranza”, spiega ancora Valerio Neri, Direttoredi Save the Children Italia. "Permette al bambino di riacquistare unsenso di normalità. Lo aiuta ad elaborare il trauma subito attraversoattività sociali e creative in uno spazio protetto. L'istruzionepermette di salvare giovani vite consentendo di acquisire delle informazioniimportanti per la salute. Insomma, è il migliore investimento peril benessere presente e futuro del bambino e a lungo termine, puòessere il volano per lo sviluppo e la crescita dell'intero paese”. E' dimostrato, per esempio,che ogni anno in più di scuola aumenta i salari individuali diuomini e donne, secondo una media mondiale, di circa il 10%; che ad unacrescita dell'1% del tasso di alfabetizzazione, corrisponde un aumentodel 2% della speranza di vita; che l'iscrizione alla scuola primaria dellebambine può produrre una riduzione della mortalità infantiledel 4, 1 per mille. Save the Childrenè determinata a creare la più vasta mobilitazione possibileperché sia garantito il diritto all'istruzione ai bambini in paesiin guerra, contribuendo così a riscrivere il loro futuro. L'organizzazione chiedeche:
- la comunità internazionale copra il gap di finanziamenti in favoredell'educazione, fornendo e assicurando 5.8 miliardi di dollari in piùall'anno per sostenere economicamente l'istruzione nei paesi colpiti daiconflitti;
- la comunità internazionale si assicuri che gli aiuti erogatisiano effettivamente impiegati dai paesi in conflitto per l'educazionedei minori;
- tutti i governi nazionali facciano sì che gli eserciti governativio le milizie armate che commettono violenze nei confronti di insegnantie studenti siano processati. Inoltre Save the Childrensi appella al Governo italiano chiedendo che:
- sia data massima priorità e fondi adeguati all'istruzione negliinterventi in situazioni di conflitto e comunque di emergenza;
- promuova nelle sedi internazionali l'accesso all'istruzione come unapriorità nell'ambito degli interventi umanitari;
- riconosca e promuova l'istruzione come un elemento che favorisce lasicurezza dei bambini durante i conflitti armati. Save the Children "sulcampo” per riscrivere il futuro di 8 milioni di bambini
Oltre all'intensa attività di sensibilizzazione e pressione sugoverni e opinioni pubbliche, Save the Children si sta impegnando comenon mai nei suoi 85 anni di storia per fornire educazione di qualitàa 8 milioni di bambini in paesi in conflitto o post conflitto. In particolare,attraverso progetti in 20 paesi in guerra o in post-conflitto, sta lavorandoper garantire il diritto all'istruzione primaria a 3 milioni di bambinifinora esclusi dalla scuola e a dare un'istruzione di maggior livelload altri 5 milioni di bambini che già vanno a scuola. In Nepal,per esempio, entro il 2010, saranno 1.600.000 i minori che entrerannoper la prima volta a scuola o a cui verrà assicurata un'istruzionedi qualità; 585.000 in Costa d'Avorio, 366.000 in Uganda, 263.000nella Repubblica Democratica del Congo, 250.000 in Sud Sudan, 144.000in Afghanistan. Tra le principali attivitàche Save the Children sta portando avanti, come documentato nel briefing"Programmi di Educazione in contesti di emergenza: l'esperienza di Savethe Children”:
- formazione di insegnanti
- reclutamento di nuovi docenti, soprattutto maestre: incentivare l'ingressodi personale docente femminile è importante per limitare la discriminazionenell'accesso a scuola delle bambine e per rassicurare i genitori, chetemono violenze e molestie sessuali sulle bambine da parte di insegnantimaschi
- aiuto alla riorganizzazione dei sistemi scolastici locali
- ridefinizione dei curricula scolastici, prevedendo anche programmi scolasticiinformali e accelerati, rispetto alla normale durata (8 anni), per consentirea quei bambini che hanno perso la scuola, di recuperare il tempo perduto.
- promozione di "scuole comunitarie”, strutture informali gestite in collaborazionecon le comunità locali. Save the Children Italiasarà impegnata a sostenere finanziariamente ed operativamente 3progetti per garantire un'educazione di qualità a migliaia di bambiniin Afghanistan, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo (si veda"Programmi di Educazione in contesti di emergenza: l'esperienza di Savethe Children”).


Per ulteriori informazioni, immagini, foto, case-study di bambini in paesiin guerra:
Ufficio Stampa " Save the Children Italia
Tel. 06.48070023; Giusy De Loiro
Emanuela Salvatori
press@savethechildren.it www.savethechildren.it

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