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(20 ottobre 2006) Analisi dei dati sulle Organizzazioni di Volontariato iscritte al Registro Regionale del Volontariato in Lombardia.

Dall'indagine del Coordinamento dei Csv lombardi emerge un quadro fortemente polarizzato tra associazioni di piccolissime e grandi dimensioni, di dove operano in maggioranza volontari con più di 54 anni; inoltre più del 40% degli enti può contare su un bu

Analisi dei dati sulle Organizzazioni di Volontariato iscritte al RegistroRegionale del Volontariato in Lombardia  20 ottobre 2006 Coordinamentodei CSV lombardi Testointegrale dell'analisi
Un volontariato lombardoconsolidato, relativamente ricco di risorse ma nel contempo vittima diun processo di invecchiamento che pone alcuni interrogativi e spingead una riflessione: questa una delle proposizioni più interessantiche nasce dall'analisi dei dati sulle organizzazioni iscritte ai registriex L.R.22/93 nella nostra Regione, che il Coordinamento dei CSV lombardiha appena concluso e presentato in occasione della ConferenzaRegionale del Volontariato che si è tenuta a Milano il 13 ottobre. Il lavoro di analisi, affidatoal Coordinamento dalla Direzione Generale Famiglia e SolidarietàSociale, è stato curato da Patrizia Tenisci con la collaborazionedella Direzione Centrale Relazioni esterne, internazionali e Comunicazionedella Regione e si è basato sulla rilevazione Istat dell'anno 2003. Dalla analisi si rilevain modo chiaro come le organizzazioni di volontariato in Lombardia mostrinoelementi di maturità in termini di durata, organizzazione, finanziamentoe professionalizzazione. In uno scenario che mostra una forte polarizzazione(molte le associazioni con meno di 20 volontari e molte quelle di grandidimensioni), è però forte la presenza di volontari inpensione o in età avanzata (44% con più di 54 anni controla media nazionale del 36%) e buone sono le dimensioni economiche, seconsideriamo che oltre il 40% delle organizzazioni ha un budget annuodi 25000 Euro (contro il 34% nazionale). Specializzazione degliinterventi, consolidamento e segmentazione progressiva sono i bersaglisu cui il volontariato sembra puntare e che Emanuele Ranci Ortigosa, direttoredell'IRS, evidenzia nella sua presentazione del lavoro; questi obiettivioffrono però da un lato opportunità importanti, perchépossono coalizzare competenze diverse, punti di osservazione e approcciche fanno della differenza un valore, ma dall'altro lato rischiano diprodurre dispersione delle energie, costose sovrapposizioni e contrasti.Il ruolo che verrà giocato dalle politiche pubbliche in questosenso è quindi decisivo, sottolinea Ranci Ortigosa, perchéqueste dovranno essere in grado di sostenere le organizzazioni senza deprimernela carica innovatrice, reinventando nuove modalità di ascolto edi sostegno. Per il coinvolgimento delprivato nel welfare, per stabilire una comunicazione non formale tra pubblicoe privato, per disporre di strumenti di ascolto, di accompagnamento edi valutazione dei progetti intrapresi servono quindi nuove regole.Questi cambiamenti, secondo Ranci Ortigosa, comporteranno anche una mutazionenella domanda che arriva ai Centri di Servizio, che dovranno estendereil sostegno anche alla capacità progettuale del volontariato, potenziandola loro capacità di lettura, di collegamento, di crescita dei rispettiviterritori nella direzione della crescita del capitale sociale ivi esistente.


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