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(23 ottobre 2006) I lavoratori non comunitari in Emilia-Romagna: tra economia, demografia e territorio.

La Regione Emilia-Romagna ha realizzato uno studio che analizza il fenomeno dei lavoratori non comunitari in relazione allo sviluppo economico e demografico della regione. Sono circa 104 mila le persone avviate al lavoro, in prevalenza uomini e quasi tutt

Ilavoratori non comunitari in Emilia-Romagna: tra economia, demografiae territorio  23 ottobre 2006 RegioneEmilia-Romagna Testodella ricerca
Un positivo saldo migratorioin Emilia-Romagna contribuisce in maniera incisiva a rinnovare il sistemaregionale: è il risultato che scaturisce dallo studio "Ilavoratori non comunitari in Emilia-Romagna: tra economia, demografiae territorio", realizzato dal Servizio lavoro della Regione,in cui viene analizzato il fenomeno dei lavoratori non comunitari all'internodello sviluppo economico e della situazione demografica regionale.

A fronte di una popolazione che complessivamente invecchia, in cui cresconogli ultraquarantenni e in cui per ogni giovane che si affaccia sul mercatodel lavoro vi sono due persone anziane che ne escono per "raggiuntilimiti d'età", gli immigrati costituiscono un apporto fondamentale.

"L'integrazione dei cittadini di Paesi terzi è uno dei principaliobiettivi dell'azione politica regionale, per rafforzare la coesione socialeed economica del territorio " dice l'assessore regionale al lavoro,Paola Manzini.- L'occupazione è una delle componenti strategicheessenziali del processo di partecipazione degli immigrati per la costruzionedi una società multietnica┬ö.

Il quaderno, che sostiene l'attuazione del Programma regionale per l'integrazionesociale dei cittadini stranieri per il 2006-2008, è stato predispostocon il contributo del Servizio controllo di gestione e sistemi statistici,che ha organizzato un set di informazioni d'interesse sull'occupazionee sulla collocazione professionale delle persone migranti ricorrendo alSiler, il Sistema informativo lavoro dell'Emilia-Romagna. Il Siler, infatti,attraverso i centri per l'impiego delle Province, raccoglie le comunicazionidelle imprese sui movimenti degli occupati alle dipendenze a seguito diassunzioni, dimissioni, licenziamenti.

Lo studio
In Emilia-Romagna nel 2004 sono state avviate al lavoro oltre104 mila persone non comunitarie, di cui i due terzi uomini. In unabuona percentuale, più elevata per gli uomini che per le donne,le assunzioni sono state a tempo indeterminato: meno del 50% ha un contrattoa tempo determinato a fronte di un 45% di contratti a tempo indeterminato,mentre i restanti sono di inserimento. Segnale, questo, di un radicamentoforte nella realtà produttiva regionale, rafforzato dalla presenzadiffusa di mansioni qualificate.

La quasi totalità ha un'età inferiore ai 45 annie la suddivisione per provincia mostra il primato di Modena e ReggioEmilia, seguite da Ravenna. Gli uomini sono prevalentemente concentratia Modena, Reggio Emilia e Bologna, mentre le donne sono in misura maggiorea Modena, Ravenna e Forlì-Cesena.

Accanto al lavoro dipendente prende piede e si sviluppa a ritmo intenso- simile a quello della popolazione autoctona - il lavoro imprenditorialecon 33mila unità produttive, in genere da persone con piùdi trenta anni, e nei comparti dell'edilizia (32%), del commercio(23%), dei servizi alle imprese a bassa qualificazione (15%), dellaristorazione (6%) e della metalmeccanica (5%).

Il saldo migratorio risulta positivo sia in rapporto all'Italia che all'estero(+20mila e +38mila nel 2004). Il fenomeno contribuisce in maniera incisivaa rinnovare il sistema regionale poiché questa popolazione hacaratteristiche demografiche notevolmente diverse da quella locale:su 257mila stranieri residenti sono pochissimi gli anziani mentre èmolto alta la quota di giovani in età lavorativa e scolare, conuna leggera prevalenza di uomini, fatta eccezione per le comunitànazionali impegnate nei lavori di cura. Se lavorano nei servizi o sonoprivi di reti parentali vivono più frequentemente nei grandi centriurbani - preferibilmente nei capoluoghi - mentre tendono a spostarsi inprovincia quando formano o ricompongono nuclei familiari.

I dati evidenziano la presenza di catene migratorie forti: i trequarti della popolazione appartiene a quindici nazionalità conuna forte incidenza di marocchini e albanesi. A seconda della nazionalitàsi concentrano in territori e rami professionali e/o settoriali specificicon accentramenti nelle aree con maggior sviluppo economico e occupazionedella via Emilia. Inoltre nello studio si evidenzia come il lavoro e lespecifiche caratteristiche economiche dei territori siano fattori di attrazioneper le diverse nazionalità nella scelta dei luoghi di residenza.

www.emiliaromagnalavoro.it

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