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(24 ottobre 2006) Università e lavoro: orientarsi con la statistica - 2005-2006.

Diffuso ieri l'ultimo aggiornamento Istat. Ecco alcuni dati: calano anche quest'anno le iscrizioni all'università (16 mila in meno rispetto all'anno precedente), le matricole donne sono poco più della metà, il 40% degli studenti è fuori corso. Dopo gli st

Universitàe lavoro: orientarsi con la statistica - 2005-2006  24 ottobre 2006 IstatTestointegrale del Rapporto
L'Istat aggiorna Universitàe lavoro: orientarsi con la statistica. La nuova edizione riporta i datipiù recenti relativi:

• all'inserimento professionale dei laureati del 2001 (indagine Istat del2004);
• ai percorsi di studio e lavoro dei diplomati di scuola secondaria superioredel 2001 (indagine Istat del 2004);
• alle forze di lavoro (indagine Istat del 2005);
• all'istruzione universitaria (indagine MIUR-ufficio di statistica suidati dell'anno accademico 2005/06).

Quasi 332 mila matricole, erano 348 mila l'anno precedente
Sono quasi 332 mila i giovani che nell'anno accademico 2005/06 si sono iscrittiper la prima volta all'università (16 mila in meno rispettoall'anno precedente).
Il leggero calo nelle immatricolazioni riscontrato nel 2004/05 (-1,5%) segnaun primo arresto alla crescita, confermato in maniera più evidentedall'ulteriore ridimensionamento del 2005/06 (-4,5%).
Nel 2005/06 la quasi totalità (92,9%) delle immatricolazioni èindirizzata verso i corsi triennali introdotti con la riforma, mentre il5,7% delle matricole sceglie i corsi di laurea a ciclo unico (medicina,farmacia, architettura ecc.) e l'1,5% quelli previsti dal precedente ordinamento(essenzialmente i gruppi insegnamento e giuridico).

Differenze di genere: su 100 nuovi iscritti, 56 sono donne
Sono più le ragazze dei ragazzi a iscriversi all'universitàdopo il diploma di scuola superiore (81% contro 67%). Su 100 immatricolati,le ragazze sono 56, mentre i ragazzi soltanto 44.
I gruppi insegnamento, linguistico e psicologico sono quelli in cui la presenzafemminile è particolarmente alta; i gruppi difesa e sicurezza, ingegneriae scientifico, al contrario, sono quelli in cui è maggiore il pesodella componente maschile.

Gli abbandoni e i fuori corso
Gli abbandoni degli studi universitari o le interruzioni di frequenza avvengonogeneralmente all'inizio del corso di studi: un giovane su cinque nonrinnova l'iscrizione al secondo anno. Circa il 40% degli studentiè fuori corso, mentre il 64% dei 289.155 laureati (in corsi dilaurea triennali, tradizionali e a ciclo unico) ha concluso gli studi fuoricorso. In particolare, tra gli studenti che hanno concluso una laurea triennalesi registra un'alta quota di laureati in corso (58,8%), mentre tra coloroche hanno terminato un corso di laurea lungo appena il 15,3% si èlaureato nei tempi previsti.

Continuare a studiare conviene
Nel periodo immediatamente successivo alla conclusione degli studi, ladifferenza nei tassi di disoccupazione tra i laureati e i diplomati discuola secondaria superiore indica un leggerissimo vantaggio per i diplomati(lavora il 21,9% contro il 21,1% dei laureati ). Tuttavia, la situazionecambia già nel secondo quinquennio dopo il conseguimento del titolodi studio: per i laureati 30-34enni la disoccupazione scende all'8,7%, mentretra i diplomati di 25-29 anni si attesta al 10,7%.

Le lauree migliori per lavorare stabilmente
I corsi di laurea che favoriscono un inserimento lavorativo piùrapido sono quelli del gruppo Ingegneria gestionale (a tre annidalla laurea l'89% degli ingegneri gestionali ha un'occupazione continuativa),Ingegneria delle telecomunicazioni (88%) e Ingegneria aerospaziale e aeronautica(86%).
Buoni inserimenti occupazionali presentano anche le laureein Farmacia (80%), Economia aziendale (77%), Odontoiatriae protesi dentaria (75%), Scienze della comunicazione (74%) Relazionipubbliche e Scienze internazionali e diplomatiche (entrambe 73%). Questiultimi tre corsi rappresentano delle eccezioni positive all'interno delgruppo politico-sociale che, nel complesso, registra performance leggermenteinferiori alla media.
I laureati che presentano le più basse percentuali di inserimentonel mercato del lavoro sono quelli del gruppo medico ed educazione fisica,impegnati in un lavoro continuativo soltanto in circa 20 casi su 100; seguonoi laureati dei gruppi giuridico (42%), letterario (46%) e insegnamento (51%).La spiegazione sta nella particolarità dei percorsi post-laurea deigiovani in uscita da questi raggruppamenti: a tre anni dalla laurea i medicisono ancora molto spesso impegnati nelle scuole di specializzazione (54laureati su 100 svolgono formazione retribuita); anche i laureati in materiegiuridiche, a causa dell'attività di praticantato post-laurea (perlo più non retribuito), cominciano più tardi a cercare lavoro.Per i laureati dei gruppi educazione fisica e insegnamento, invece, la limitatadiffusione di un'occupazione iniziata dopo la fine dell'universitàsi deve, almeno in parte, all'abitudine di lavorare già prima delconseguimento della laurea (nell'ordine, 64% e 27%), dato che i laureatiin educazione fisica utilizzano sul mercato del lavoro i diplomi Isef precedentementeconseguiti.

I giovani parlano della riforma del sistema universitario
Nel 2004, a tre anni dall'introduzione della riforma, il 36% dei laureatinel 2001 risponde di non essere a conoscenza delle trasformazioni introdottenell'offerta formativa. Tra quanti invece hanno affermato di conoscere lariforma universitaria è nettamente prevalente l'opinione che il nuovosistema peggiorerà la preparazione culturale complessiva dei laureati(62,4%) e la qualità dell'offerta formativa (54,1%). È invecedecisamente consistente la quota di quanti pensano che si ridurràil fenomeno degli
abbandoni (72,5%) e dei fuori corso (64,9%). Per il 45,4% la capacitàdell'università di formare figure professionali adeguate al mercatodel lavoro migliorerà, anche se è tutt'altro che irrilevantela percentuale di quanti pensano che peggiorerà (29,4%) o che resteràinvariata (25,2%).

Coerenza tra titolo di studio e lavoro svolto
Sono i giovani in uscita da corsi del gruppo ingegneria (con83 laureati su 100 occupati in lavori che richiedono la laurea), ma soprattuttochimico-farmaceutico (94 laureati su 100 occupati) e medico(la quasi totalità) a vedere un maggiore riconoscimento del propriotitolo di studio. Al contrario, a trovare lavori nei quali la laureanon è richiesta, sono ben 60 laureati su 100 del gruppo educazionefisica e circa la metà di quelli dei gruppi politico-sociale, linguisticoe letterario. Su 100 laureati che lavorano ben 32 dichiarano che la laurea" indipendentemente dal fatto che abbia o meno rappresentato requisito diaccesso all'occupazione " non è necessaria nell'effettivosvolgimento del lavoro.
Sebbene l'accoglienza riservata dal mercato del lavoro ai laureati non siasempre all'altezza dell'investimento formativo (rispetto sia agli ingressinel lavoro sia alle possibili progressioni di carriera), i giovani sonocomunque abbastanza soddisfatti del proprio lavoro: gli aspetti piùapprezzati sono il grado di autonomia sul lavoro (l'89% di soddisfatti)e le mansioni svolte (86%). Il trattamento economico (62%), le possibilitàdi carriera (64,8%) e l'utilizzo delle conoscenze acquisite (65,7%) sonoinvece gli elementi meno gratificanti.
Il dato sulle possibilità di carriera, in particolare, se letto accantoa quello che si riferisce alla più limitata soddisfazione per lastabilità del posto di lavoro (71,5%), dimostra come una buona partedei laureati si preoccupi soprattutto per le prospettive occupazionali future.

Tipologie contrattuali e di trattamento economico per i giovani laureati
Nel 2004, circa il 38% dei giovani laureati del 2001 che ha trovatolavoro dopo la conclusione degli studi universitari risulta impegnatocon contratto a termine, il 43% ha un contratto a tempo indeterminatoe il 19% ha avviato un lavoro autonomo.
In particolare, su 100 occupati ben 15 sono collaboratori coordinati e continuativi(inclusi i lavoratori a progetto), quasi 9 lavorano con un contratto collettivonazionale di lavoro a termine, circa 4 con un contratto di formazione elavoro, e 4 con contratti di prestazione d'opera occasionale. Lavorare inmaniera solo occasionale/stagionale o con un contratto a termine spessonon rappresenta una scelta del giovane laureato ma la conseguenza di difficoltàriscontrate e di aspettative disattese nella ricerca del lavoro. Circa il55% degli occupati in maniera occasionale/stagionale dichiara, infatti,di non aver trovato una migliore opportunità e poco più del66% degli occupati con un contratto a termine ammette che questa forma contrattualenon è il frutto di una scelta personale.

Per informazioni
Popolazione, istruzione e cultura
Paola Ungaro
tel. 06 4673.7571

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