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(27 ottobre 2006) IL LAVORO PARASUBORDINATO A RISCHIO DI PRECARIETA' IN ITALIA - Anno 2005.

I dati di Nidil Cgil sui lavoratori precari attraverso una doppia indagine: una realizzata da Ires in collaborazione con l'Università La Sapienza sulla base dei dati Inps; la seconda realizzata attraverso interviste dirette.

ILLAVORO PARASUBORDINATO A RISCHIO DI PRECARIETA' IN ITALIA - Anno 2005  27 ottobre 2006 NidilCgil I PARASUBORDINATI NEL2005. ANALISI DEI DATI INPS GESTIONE SEPARATA - sintesi- integrale(Osservatorio permanente sul lavoro atipico)
IL LAVORO PARASUBORDINATO A RISCHIO DI PRECARIETA' IN ITALIA - IndagineNIdiL Cgil - Ires
Quest'anno per le analisi suilavoratori parasubordinati, IresIstituto di Ricerche Economiche e Sociali è affiancata dallaFacoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università LaSapienza. Due le indagini. La prima è una elaborazione sui dati Inps,la seconda una ricerca demoscopica su attese e condizioni di lavoro degliatipici.

Sono 1.475.111 i lavoratori parasubordinati attivi iscritti, nel2005, all'Inps gestione separata. A questi vanno aggiunti 209.960lavoratori con partita Iva individuale, sempre iscritti alla gestione separatadell'Inps.

Insomma, un esercito di 1.685.071 lavoratori precari. Il 90% di loro haun unico committente e un reddito annuo non superiore a 10 mila Euro. Ledonne guadagnano circa la metà degli uomini. L'età media èpari a 41,2 anni, ma le donne sono più giovani (37, 4 le donne e44 anni gli uomini)."Finalmente- sottolinea Filomena Trizio, segretaria nazionale NidiL Cgil - abbiamoa disposizione dati non approssimativi ed elaborati con la massima trasparenzagrazie all'Osservatorio permanente sul lavoro atipico in Italia, natodalla collaborazione di NidiL, IRES e Università La Sapienza".

Attraverso le indagini commissionate da NIdiL è possibile leggeredall'interno questo mondo vario e, spesso, nell'ombra dell'atipico. L'indagineper interviste racconta di un mondo dove la caratteristica dominante (80%)è la dipendenza economica dall'unico committente e in cui ci si"sente" (85%) lavoratore dipendente; accomunato, pur nei diversilivelli di professionalità, dal basso rendimento economico (1 su2 guadagna meno di 1.000 Euro) specie fra le donne. Un mondo fatto dilavoratori privi di diritti elementari; un mondo che perde, con il passaredel tempo, la fiducia in sè e nella possibilità di migliorare:forse anche per questo un mondo senza figli (82%). "Sono confermatiquei problemi, percezioni di se, tematiche rilevate attraverso il lavorodi anni: si conferma quindi anche il giudizio che, in questo mondo, siinsedia la "moderna" forma di sfruttamento del lavoro. Da questopunto di vista parasubordinazione, precarietà e area del sommerso,pur con tutte le differenze, rappresentano oggi per il Sindacato l'emergenzalavorativa a cui dare risposte". "Il superamentodel dumping con il lavoro dipendente e la richiesta di stabilizzazione(insieme il 60%) - conclude Filonema Trizio- pongono, entrambe,il problema di superare l'abuso nel ricorso a queste forme di lavoro:per il futuro, eliminando l'attuale forte convenienza economica per idatori; per il presente riportando a lavoro dipendente ciò cheautonomo non è (vedi per tutti i call center). Nel contempo larichiesta di maggiori tutele (30%) pone la necessità di renderedignitosa e vivibile la parasubordinazione nella sua dimensione vera.Lapiena coincidenza di tali richieste con le priorità individuatee praticate da NIdiL e dalla Cgil nel suo insieme è ovviamenteper noi ulteriore spinta a procedere nel percorso faticosamente avviato". www.nidil.cgil.it



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