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(27 ottobre 2006) Living Planet Report 2006.

Un pianeta non basta. Questa l'allarmante conclusione del Rapporto 2006 del WWF: nel 2050 se continua l'attuale ritmo di consumo di acqua, suolo fertile, risorse forestali, specie animali, un pianeta solo non basterà più, ce ne vorranno due.

LivingPlanet Report 2006

Un pianeta non basta: nel 2050 ce ne vorranno due se continua l'attualeritmo di consumo di acqua, suolo fertile, risorse forestali, specieanimali tra cui le risorse ittiche.
 27 ottobre 2006 WwfItalia Testodel Rapporto (in inglese)
Gli ecosistemi naturalisi stanno degradando ad un ritmo impressionate, senza precedenti nellastoria della specie umana. E' quanto riporta con grande chiarezza il "LivingPlanet Report 2006”, l'ultimo rapporto del WWF, giunto alla sua sestaedizione, lanciato al livello mondiale proprio da uno dei paesi a piùrapido sviluppo, la Cina.

Dopo due anni di studi gli esperti, che hanno analizzato lo stato naturaledel pianeta ed il ritmo attuale di consumo delle risorse (quali il terrenofertile, l'acqua, le risorse forestali, le specie animali, comprese lerisorse ittiche), indicano che la popolazione umana entro il 2050 raggiungeràun ritmo di consumo pari a due volte la capacità del pianeta Terra,un ritmo davvero insostenibile visto che il pianeta Terra è unsistema biologico chiuso. Il Living Planet Report conferma anche una continuaperdita di biodiversità, così come analizzato nelle precedentiedizioni.

I grafici degli andamenti delle popolazioni delle specie viventi dimostranoglobalmente una pericolosa discesa: il rapporto dimostra che in 33anni (dal 1970 al 2003) le popolazioni di vertebrati hanno subito un tracollodi almeno 1/3 e nello stesso tempo l'Impronta Ecologica dell'uomo- ovvero, "quanto pesa" la domanda di risorse naturali da partedelle attività umane - è aumentata ad un punto tale chela Terra non è più capace di rigenerare ciò che vieneconsumato.

"Siamo in un debito ecologico estremamente preoccupante, consideratoche i calcoli dell'impronta ecologica sono per difetto. Consumiamo lerisorse più velocemente di quanto la Terra sia capace di rigenerarlee di "metabolizzare” i nostri scarti - ha dichiarato Gianfranco Bologna,direttore scientifico del WWF Italia - E' tempo di assumere scelteradicali per quanto riguarda il mutamento dei nostri modelli di produzionee consumo. Siamo tutti consapevoli che i cambiamenti necessari per ridurreil nostro impatto sui sistemi naturali non saranno facili ma si basanosu straordinarie qualità umane: la capacità di innovazione,la capacità di adattamento, la capacità di reagire allesfide. E' da come impostiamo oggi la costruzione delle città, dacome affrontiamo la pianificazione energetica, da come costruiamo le nostreabitazioni, da come tuteliamo e ripristiniamo la biodiversità,che dipenderà il nostro futuro”.

Il Living Planet Report del 2006 è il frutto di un lavoro didurato due anni durante i quali sono stati compilati due indicatoridello Stato di salute del pianeta. Il primo indicatore, l'Indice delPianeta Vivente (Living Planet Index) si basa sui trend di oltre 3.600distinte popolazioni di 1.300 specie di vertebrati in tutto il mondo.In tutto sono stati analizzate 695 specie terrestri, 344 di acqua dolcee 274 specie marine. Negli oltre trent'anni presi in considerazione lespecie terrestri si sono ridotte del 31%, quelle di acqua dolce del 28%e quelle marine del 27%.

Il secondo indice, l'impronta ecologica, misura la domanda in terminidi consumo di risorse naturali da parte dell'umanità. Il ‘peso'dell'impatto-umano sulla Terra è più che triplicato nelperiodo tra il 1961 e il 2003. Questo rapporto mostra che la nostra improntaha già superato nel 2003 del 25% la capacità bioproduttivadei sistemi naturali da noi utilizzati per il nostro sostentamento. Nelrapporto precedente (quello pubblicato nel 2004 e basato sui dati del2001) era del 21%. In particolare, l'Impronta relativa alla CO2, derivantedall'uso di combustibili fossili, è stata quella con il maggioreritmo di crescita dell'intera Impronta globale: il nostro ‘contributo'di CO2 in atmosfera è cresciuto di nove volte dal 1961 al 2003.

L'Italia ha un'impronta ecologica (sui dati 2003) di 4.2 ettariglobali pro capite con una biocapacità di 1 ettaro globale procapite, dimostrando quindi un deficit ecologico di 3.1 ettaro globalepro capite. Nella classifica mondiale è al 29 posto, ma in codarispetto al resto dei paesi europei. E' di tutta evidenza che ancheil nostro paese necessita di avviarsi rapidamente su una strada di sostenibilitàdel proprio sviluppo integrando le politiche economiche con quelle ambientali.Solo tenendo in conto la natura saremo in grado di fornire il giusto valoreal nostro "benessere” e di procedere a politiche energetiche, dei trasporti,di uso del territorio capaci di rispettare il nostro straordinario BelPaese, facendo fruttare al massimo i suoi elementi di qualità.

I paesi con oltre un milione di abitanti con l'Impronta ecologica piùvasta calcolata su un ettaro globale a persona, sono gli Emirati Arabi,gli Stati Uniti, la Finlandia, il Canada, il Kuwait, l'Australia, l'Estonia,la Svezia, la nuova Zelanda e la Norvegia. La Cina si pone a metànella classifica mondiale, al 69mo posto, ma la sua crescita economica(che nel 2005 è stato del 10,2%) ed il rapido sviluppo economicoche la caratterizza giocheranno un ruolo chiave nell'uso sostenibile dellerisorse del pianeta nel futuro. Questo è uno deimotivi per cui il Living Planet Report quest'anno è stato lanciatoproprio in Cina. Il WWF crede che sia vitale per il pianeta che la Cinae gli altri paesi di nuova industrializzazione (che globalmente raggiungonooltre il miliardo di abitanti e che stanno raggiungendo un livello diconsumo paragonabile ai paesi dell'area OCSE) non segua i modelli di sviluppodell'Occidente, ma persegua il proprio sviluppo in una chiave di sostenibilità.Tra i partner del WWF nella stesura del Living Planet Report vi sono anchela Società Zoologica di Londra ed il Global Footprint Network. Il Living Planet Reportviene lanciato proprio nella settimana che il WWF Italia sta dedicandoai suoi 40 anni di vita dell'Associazione: il 27 ottobre il rapporto verràillustrato presso la sede della Luiss di Roma, mentre, nella stessa sede,sabato 28 verrà lanciata la sfida per la biodiversità conla presentazione al Governo delle Biodiversity Vision per Alpi e Mediterraneo. www.wwf.it
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