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(11 dicembre 2007) CENSIS: Rapporto Annuale 2007 sulla situazione sociale del Paese.

La formazione, il lavoro, il welfare, la sanità, il territorio, le reti, i soggetti economici, la sicurezza, la cittadinanza, l'innovazione, i media e la comunicazione: sono gli elementi dell'andamento socioeconomico del Paese nell'analisi positiva del Ce

CENSIS:Rapporto Annuale 2007 sulla situazione sociale del Paese.
Laformazione, il lavoro, il welfare, la sanità, il territorio,le reti, i soggetti economici, la sicurezza, la cittadinanza, l'innovazione,i media e la comunicazione: sono gli elementi dell'andamento socioeconomicodel Paese nell'analisi positiva del Censis.   11 dicembre 2007 Censis
Giunto alla quarantunesima edizione, il Rapporto quest'anno prosegue lalettura degli elementi positivi dell'andamento socioeconomico del Paesenegli ultimi anni. Dalla rinuncia alla retorica del declino, alla patrimonializzazione,dalle schegge di vitalità economica fino all'indicazione di unpiccolo silenzioso boom dello scorso anno.
Le Considerazioni generali che introducono il Rapporto confermano un'interpretazionepositiva anche dell'anno in corso, evidenziando la forma minoritaria deiprocessi di sviluppo attuali.
Nella seconda parte, La società italiana al 2007, vengono delineatii nuovi equilibri di mantenimento dello sviluppo economico raggiunto,il lento formarsi di nuove leadership, e il persistere di alcuni limitinel sociale.
Nella terza e quarta parte vi sono le analisi per settori: la formazione,il lavoro, il welfare, la sanità, il territorio, le reti, i soggettieconomici, la sicurezza, la cittadinanza, l'innovazione, i media e lacomunicazione.

In allegato vi proponiamo la lettura integrale di alcuni dei capitoliin cui è strutturato il Rapporto:
Lasocietà italiana al 2007
Iprocessi formativi
Ilsistema di welfare.

Di seguito vi proponiamo una sintesi delle altre parti del Rapporto:

Le considerazioni generali:
Per uscire dall'attuale stato di "poltiglia” sociale dobbiamo puntaresulle tante minoranze attive nell'economia, nella società e nellescienze.
In continuità con gli ultimi anni il Censis conferma una sequenzapositiva di lungo periodo (dal rifiuto dell'ipotesi del declino, allapatrimonializzazione, dall'individuazione di schegge di vitalitàeconomica fino al piccolo silenzioso boom descritto lo scorso anno).
Oggi si può confermare una visione positiva: sia perchécresce nelle imprese la qualità delle strategie competitive (dinicchia, di offerta sul mercato del lusso, di lavoro su commessa, ecc.);sia perché si va allargando la base territoriale dello sviluppo;sia perché abbiamo finalmente anche noi dopo decenni alcuni importantibig-players. Ed è una visione positiva che sembra poter superareanche le turbolenze finanziarie addensatesi negli ultimi mesi.
Tuttavia, le dinamiche di sviluppo in atto restano dinamiche di minoranza,che non filtrano verso gli strati più ampi della società.Lo sviluppo non filtra sia perché non diventa processo sociale,sia perché la società sembra adagiarsi in un'inerzia diffusa,una specie di antropologia senza storia, senza chiamata al futuro. Unarealtà sociale che diventa ogni giorno una poltiglia di massa;impastata di pulsioni, emozioni, esperienze e, di conseguenza, particolarmenteindifferente a fini e obiettivi di futuro, quindi ripiegata su se stessa.Una realtà sociale che inclina pericolosamente verso una progressivaesperienza del peggio. Settore per settore nulla quest'anno ci èstato risparmiato: nella politica come nella violenza intrafamiliare,nella micro-criminalità urbana come in quella organizzata, nelladipendenza da droga e alcool come nella debole integrazione degli immigrati,nella disfunzione delle burocrazie come nello smaltimento dei rifiuti,nella ronda dei veti che bloccano lo sviluppo infrastrutturale come nellabassa qualità dei programmi televisivi. Viviamo insomma una disarmanteesperienza del peggio.
Tanto che, quasi quasi al termine poltiglia di massa si potrebbe (coneleganza minore) sostituire il termine più impressivo di "mucillagine”,quasi un insieme inconcludente di "elementi individuali e di ritagli personali”tenuti insieme da un sociale di bassa lega.
Pertanto in una società così inconcludente appare difficileattendersi l'emergere di una qualsivoglia capacità o ripresa disviluppo di massa, di "sviluppo di popolo” come si diceva una volta; ele offerte innovative possono venire solo dalle nuove minoranze attive,ovvero:
- la minoranza che fa ricerca scientifica e innovazione tecnica èorientata all'avventura dell'uomo e alla sua potenzialità biologica;
- la minoranza che, nella scia della minoranza industriale oggi rampante,fa avventura personale e sviluppo delle relazioni internazionali (si pensiai giovani che studiano o lavorano all'estero, ai professionisti orientatiad esplorare nuovi mercati, agli operatori turistici di ogni tipo, ecc.);
- la minoranza che ha compiuto un'opzione comunitaria, cioè hascelto di vivere in realtà locali ad alta qualità dellavita;
- la minoranza che vive il rapporto con l'immigrazione come un rapportocapace di evolvere in termini di integrazione e coesione sociale;
- la minoranza che si ostina a credere in una esperienza religio­sainsieme attenta alla persona e alla complessità dello sviluppoai vari livelli;
- e le tante minoranze che hanno scelto l'appartenenza a strutture collettive(gruppi, movimenti, associazioni, sindacati, ecc.) come forma di nuovacoesione sociale e di ricerca di senso della vita.
Si tratta senz'altro di una sfida faticosa, che le citate diverse minoranzedovranno verosimilmente gestire da sole. Ma sfida desiderabile, per continuarea crescere forse anche con un po' di divertimento; sfida realistica, perchénon si tratta di inventare nulla di nuovo ma di mettersi nel solco dimodernità che pervade tutti i Paesi avanzati.

Il bilancio dell'anno è caratterizzato da un rallentamento nellacapacità del mercato di produrre posti di lavoro, con un protagonismomeno evidente del lavoro a termine e probabilmente con un rallentamento,più evidente, dell'accesso di stranieri nel gioco degli scambieconomici. Di conseguenza, l'occupazione mantiene un andamento positivocon valori che tendono a ridursi: la variazione degli occupati nel IItrimestre 2006 su quello del 2005 era pari al 2,4%; la stessa variazionerelativa al secondo trimestre 2007 sullo stesso periodo del 2005 èstata dello 0,5%.
In presenza di unproblematico ritmo di crescita dell'occupazione si è osservata,al tempo stesso, la riscoperta delle competenze qualificate, soprattuttodi tipo tecnico. Tra il 2004 e il 2006, dei 584 mila nuovi posti creati,il 90% hanno interessato profili tecnici intermedi, il cui incrementoè stato quattro volte superiore a quello registrato per l'occupazionenel suo complesso. Nell'altalena dei profili professionali richiesti sonosaliti i tecnici dell'amministrazione e dell'organizzazione (+12,3%),i tecnici dei servizi sociali (+22,3%) e i tecnici del settore ingegneristico(+11,9%).
Si conferma ancheper quest'anno la riduzione del lavoro autonomo, che tende ad essere assorbitonell'occupazione dipendente, producendo, in particolare, un effetto diperdita di autonomia a carico di quella quota di lavoro indipendente checoincide con il lavoro intellettuale.
Ciò che invecenon cambia è la condizione delle donne nel mercato del lavoro,rispetto alla quale si potrebbe dire che c'è ancora molto da fare.Nonostante tra il 2000 e il 2006 si siano creati più di un milionedi nuovi posti di lavoro per le donne, pari un incremento del 12,5% complessivo,il tasso di attività femminile non è cresciuto come ci sipoteva attendere, passando dal 48,5% del 2000 al 50,8% del 2006.

Ricambio generazionale ed impresa giovanile per un nuovo ciclo di crescita.E' possibile cogliere una diffusa e crescente volontà di fare impresada parte dei giovani, che lascia intravedere i primi segnali di un piùconsistente ricambio generazionale. Secondo le analisi di Infocamere,attualmente il 42% dei titolari d'azienda ha più di 50 anni, l'8%ne ha più di 70, mentre soltanto il 6,6% ne ha meno di 30. Su untotale di poco più di 200 mila, sono circa 154 mila le nuove realtàaziendali costituite nel 2002 ancora attive a tre anni di distanza comerilevato in una specifica indagine dell'Istat. Di queste, nel30% dei casi alla nascita dell'impresa il titolare aveva meno di trent'annie nel 40% aveva un'età compresa tra i 30 e i 39 anni. Èinteressante analizzare l'elevato livello di dinamismo di tali impresee gli investimenti programmati per il rafforzamento del posizionamentosul mercato.

L'espansione controllatadell'indebitamento delle famiglie italiane. La crisi dei mutui subprimea metà del 2007 ha riportato prepotentemente l'attenzione, anchein Italia, sulla questione dell'indebitamento delle famiglie e su possibilirischi di default nel nostro Paese. Che sussistano situazioni limite disovraindebitamento è certo, ma ad oggi il fenomeno sembra riguardareuna quota assai ridotta di famiglie per le quali è necessario approntarestrumenti ad hoc. Il Paese sembra reinterpretare, almeno per ora, la crisidei mutui e dell'indebitamento in generale con spirito adattativo, cercandoanche in questo caso una sorta di medietà tra la domanda di creditoe il limite oltre il quale è bene non spingersi. La percentualedi prestiti bancari in sofferenza sul totale concesso alle famiglie èormai su livelli stabili dal 2003, intorno allo 0,7%, molto piùbasso rispetto a quanto si rilevava alla fine degli anni '90 quando essosi attestava all'1,5% e l'ammontare dei prestiti era molto piùcontenuto.

Informazione quotidianamulti-mediale.Il pubblico dei lettori dei giornali cresce, visto che nel 2007 èentrato in contatto con la stampa d'informazione quotidiana il 79,1% degliitaliani: fra quotidiani tradizionali acquistati in edicola, giornaliche vengono distribuiti gratuitamente (free press) e siti internet aggiornaticontinuamente dai quotidiani (on line). Circa il 30% legge solo quotidiania pagamento, a cui si aggiunge un altro 30% che legge sia quelli a pagamentoche quelli free, un altro 11% circa quelli a paga­mento e on line,quasi il 13% tutti e tre. Calcolando che a leggere solo la stampa freesono meno del 10% dei lettori, si può constatare che ad accostarsiad un solo modello di informazione a stampa sono sempre il 45% circa diitaliani che da decenni costituiscono la tradi­zionale platea deilettori dei giornali.

Internet di massa. Nel 2007 gli utenti in gene­rale di internethanno raggiunto una quota pari al 45,3% della popo­lazione. Prendendoin considerazione solo gli utenti abituali, quelli cioè che siconnettono almeno tre volte alla settimana alla rete, si è passatidal 28,5% del 2006 al 38,3% del 2007, con un indice di pene­trazioneche ha raggiunto tra i giovani il 68,3% e tra i più istruiti il54,5%.

Cresce l'abitudinealla lettura. La lettura dei libri negli ultimi anni si è attestatasu livelli finalmente interessanti, raggiungendo nel 2007 il 59,4% rispettoal totale della popola­zione. Rispetto al 55,3% del 2006 il progressonon appare eccezionale, ma è notevole il passo in avanti dei lettoriabituali, cioè di quanti hanno letto almeno tre libri nel corsodell'anno, che sono passati dal 39,4% al 52,9%. I meno istruiti rimangonoal 42,3% complessivo, con un passaggio dal 27,9% al 36% dei lettori abituali.I più istruiti, invece, accrescono ancora il loro già elevatoindice dei lettori in gene­rale (dal 72,6% al 74,8%), ma portano ilettori abituali dal 54,7% al 68%.

Il bullismo nellescuole cresce davvero? Gli atti di bullismo più frequenti dicui sono stati testimoni diretti gli studenti del Lazio sono gli scherzipesanti (26,8%), le offese e le minacce (25,0%) e le prese in giro moleste(25,4%), mentre il 19,1% ha assistito a piccoli furti e il 15,2% ad aggressionifisiche. Rispetto all'acutizzarsi del fenomeno, il Ministero dell'Istruzioneha deciso di costituire un'apposita Commissione che ha dato vita, tral'altro, agli Osservatori regionali sul bullismo presso gli Uffici ScolasticiRegionali, ad un numero verde di ascolto, consulenza e prevenzione e adun sito internet. Inoltre la Commissione ha segnalato la necessitàdi disporre di dati statistici condivisi a livello nazionale e territoriale,che consentano di effettuare una mappatura del fenomeno e delle sue emergenze.

Il rischio di un'eccessiva frammentazione delle competenze sull'immigrazione.Se si considera il numero di amministrazioni da cui dipendono le principalidecisioni in merito all'immigrazione e che sono incaricate di svolgerei compiti essenziali per la gestione della materia ma, soprattutto, sesi guarda agli ambiti di possibile sovrapposizione potrebbe legittimamentesorgere il dubbio se un fenomeno così complesso possa essere gestitocon la dovuta efficienza e tempestività da una tale pluralitàdi soggetti.

Le prime crepenell'integrazione sociale degli stranieri. Negli ultimi cinque annia fronte di una crescita media degli stranieri residenti in Italia dell'89,7%,i rumeni sono aumentati del 260,1%, passando dai 95.039 del 2002 ai 342.200del 2006 e diventando la terza comunità in Italia. La stima Caritasdei soggiornanti fa salire il numero dei rumeni a 555.997, facendone laprima nazionalità straniera presente in Italia.

Conoscere piùa fondo il fenomeno della tratta. Le vittime di tratta che tra il2000 ed il 2006 hanno potuto beneficiare dei progetti di assistenza exart. 18 sono 11.226, di cui 619 minori. In realtà non èpossibile verificare se questo numero corrisponda a singole persone, ovverose vi siano state duplicazioni. Tra il 2000 e il 2006 i permessi di soggiornoconcessi risultano essere 5.653.

Per la lettura integrale del Rapporto vi invitiamo a consultare il sitodel Censis.



www.censis.it


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