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(18 dicembre 2007) REPORT 2006 delle attività dei Centri di Servizio per il Volontariato.

Durante la presentazione del Rapporto, CSV.net, in merito alla riforma della 266, ha chiesto la salvaguardia dei CSV e del loro attuale finanziamento, e un riequilibrio delle risorse tra centri del sud e quelli del nord.


REPORT2006 delle attività dei Centri di Servizio per il Volontariato

Durante la presentazione del Rapporto, CSV.net, in merito alla riformadella 266, ha chiesto la salvaguardia dei CSV e del loro attuale finanziamento,e un riequilibrio delle risorse tra centri del sud e quelli del nord.

    18 dicembre 2007 CSV.net
"I Centri di Servizio, istituiti dalla legge 266 del 1991, sono un'esperienzain crescita e da salvaguardare. Ci aspettiamo che nella revisione dellalegge quadro sul volontariato siano previsti meccanismi di riequilibriodelle risorse tra i diversi centri italiani per permettere a tutte leorganizzazioni di godere del sostegno e dei servizi offerti dai CSV".

Sono parole di Marco Granelli, presidente di CSV.net, intervenuto al convegnodi presentazione del Report 2006 che si è tenuto lo scorso 13 dicembrea Roma, presso la sala della biblioteca del CNEL (Consiglio Nazionaledell'Economia e del Lavoro).

La forte evoluzionedei CSV italiani emerge chiaramente dal Report 2006: nel 2006, i 77 CSVitaliani hanno erogato quasi 227.000 servizi a più di 100.000 utentitra associazioni,gruppi informali di cittadini, singoli volontari con un aumento percentuale,rispetto al 2005, pari al 30% circa.

Le proposte di revisionedella legge 266 del 1991 - attualmente al centro della discussione parlamentare- sono state formulate alla presenza Mimmo Lucà, presidente dellaXII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati di CommissioneAffari Sociali.
"Non è in corso uno stravolgimento - ha spiegato Lucà- dell'impianto normativo della 266 che si è confermata unabuona legge e che va semplicemente attualizzata. Sono riconfermati gliaspetti ideali della gratuità e della volontarietà dell'azionesolidale. Stiamo lavorando all'introduzione di miglioramenti che valorizzinola rete delle piccole e medie organizzazioni, che salvaguardino l'autonomiadel volontariato e che promuovano la partecipazione dei giovani al mondodel volontariato".

Al convegno ha presoparte anche Cristina De Luca, sottosegretario del Ministero alla solidarietàsociale che ha sottolineato la volontà dell'esecutivo di dare uncontributo alla riforma in corso nel rispetto della sovranità delParlamento.
"Il Governo
- ha sottolineato Cristina De Luca - vuole aiutareil volontariato ad affrontare anche alcune zone di ombra e criticitàcome la differenziazione del volontariato dal lavoro mal pagato e la capacitàdi lavoro in sinergia con gli enti locali".

Sono intervenuti,tra gli altri, inoltre, Maria Guidotti, portavoce del Forum permanentedel Terzo Settore, Lorenzo Di Napoli della Consulta dei Comitati di Gestione,Piergiorgio Licheri e Mauro Giannelli del Volontariato.

In allegato è disponibile il testo completo del Report2006 sulle attività dei Centri di Servizio per il Volontariato,di cui di seguito riportiamo una breve sintesi.

In Italia sono 77 i Centri istituiti in tutte le Province italiane, trannel'Alto Adige, con una copertura caratterizzata da una rete di punti diservizio diffusi su tutto il territorio e costituita da un insieme compositodi strutture, articolate in sedi centrali e sportelli.
In particolare, alla fine del 2006, erano presenti 408 punti di servizio,attraverso i quali accedere alla rete dei servizi dei Centri; la coperturadel territorio è stata forte.
Per quanto riguarda il numero di organizzazioni di volontariato coperteda ogni sportello dei Centri si sta procedendo molto velocemente versoun rapporto cento a uno (per l'esattezza nel 2006 il rapporto in Italiaè di 109 realtà di volontariato ogni sportello).

I Centri servizio non sono solo una forma istituzionale di supporto edi aiuto al volontariato, ma ormai ne sono sempre più una direttaespressione. In circa il 94% dei casi l'ente gestore è compostoda una pluralità di associazioni di volontariato e solo in circail 6% si è in presenza di una singola organizzazione.
Il modello di gestione più diffuso, che interessa quasi la metàdei Centri (48,1%), si basa su di un mix di enti coinvolti, e non solodi organizzazioni di volontariato che comunque rimangono la maggioranza,proprio per favorire un maggiore radicamento dei CSV rispetto ai propriterritori. Questa modalità di gestione si sta del resto diffondendonel corso del tempo (nel 2002 incideva per il 37,7%).
Il governo dei CSV è saldamente in mano alle organizzazioni divolontariato: fra i circa 9.430 soci del 2006, il 94% ha tale natura (sitratta quindi di oltre 8.800 organizzazioni di volontariato).
Il 6% restante è composto da realtà di vario tipo (associazionidi promozione sociale, cooperative sociali, altre forme di non profit,e, in alcuni casi, enti pubblici). Se si tiene presente che molti socisono in realtà reti di organizzazioni, che quindi rappresentanoal loro interno una molteplicità di realtà, si puòstimare che in Italia nel 2006 quasi una organizzazione su due fra quellepresenti (46,4%) è socia, direttamente o indirettamente (tramiteappunto l'appartenenza a reti), dei Centri.
Se una carenza tipica del volontariato italiano in generale è lacostruzione di reti orizzontali, visto che in genere prevalgono grandireti verticali e poca partecipazione alle altre reti del Terzo Settoreed istituzionali (Forum, "piani di zona”, etc.), questo dato dimostrache i Centri stanno rappresentando oggi un'occasione importante per molterealtà di volontariato di conoscersi e di collaborare assieme apartire da interessi comuni e dall'azione su medesimi territori.

La mole dei servizi erogati dai CSV per l'anno 2006 è stata complessivamenteofferta a più di 100.000 utenti. Il 78% dei servizi è giuntoad organizzazioni, mentre il 21% è stato erogato a singoli cittadini,volontari utenti della formazione, cittadini destinatari di iniziativedi conoscenza e promozione del volontariato, cittadini intenzionati acostituire associazioni di volontariato. I servizi per le organizzazionisono stati rivolti per l'81% al volontariato, mentre i restanti servizisi suddividono fra associazioni di promozione sociale (12,3%), anche graziea convenzioni con le Province, che in questo modo integrano le risorseeconomiche, altro non profit e realtà della società civile(5%) ed infine istituzioni (meno del 2%).
Ai CSV si sono quindi rivolte nel 2006 35.000 organizzazioni e 68.000utenti singoli; in particolare si tratta di circa 27.000 organizzazionidi volontariato, comprese quelle non iscritte ai registri. Considerandoche le OdV risultano complessivamente pari a circa 46.000, si puòaffermare che il 58% delle organizzazioni esistenti ha utilizzato almenouna volta nel 2006 un CSV. Questo dato è molto verosimile e positivo.

La riforma della 266/91, attualmente in atto, non può che partiredall'esperienza dei CSV italiani previsti dall'art. 15 della legge quadrosul volontariato.
CSV.net ritiene che non sia opportuno modificare l'art. 15, ma sia necessariorivedere il Decreto Ministeriale che lo attua, a partire dalle seguenti"questioni aperte”:
• l'integrazione e la perequazione dei fondi; la pluralità deisoci e l'ampliamento della base associativa per evidenziare il governodei CSV da parte del volontariato;
• l'innovazione dei servizi, con particolare attenzione al sostegno deiprogetti delle associazioni; la programmazione triennale dei CSV e, inparallelo, la durata del mandato dei CoGe;
• la definizione di un controllo non di merito dei Comitati di Gestione;l'autodeterminazione, da parte del volontariato, dei propri quattro rappresentantinei CoGe; la facilitazione della riattivazione dei CoGe al momento dellascadenza per evitare rallentamenti; l'ufficializzazione dei coordinamentiregionali dei CSV e di quello nazionale con funzioni di servizio per leorganizzazioni regionali e nazionali.


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