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(14/03/2017) LAZIO: Approvato lo schema del nuovo Piano sociale regionale "Prendersi cura, un bene comune"

Deliberazione della Giunta Regionale 14 febbraio 2017 n. 57, BUR 23 febbraio 2017 n. 16



La Giunta regionale del Lazio ha approvato lo schema del nuovo Piano sociale regionale denominato "Prendersi cura, un bene comune".

La Deliberazione della Giunta Regionale 14 febbraio 2017 n. 57 è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale Regionale 23 febbraio 2017 n. 16.

Il testo è il risultato di un lungo percorso di redazione partecipata, guidato dalla Regione Lazio con la collaborazione scientifica dell'Università di Roma Tor Vergata: in sette mesi si sono tenute sette assemblee territoriali con Enti Locali ed ASL, numerosi incontri con soggetti del Terzo Settore, imprese sociali, rappresentanze dei sindacati e cittadini interessati, e quindici tavoli tematici e focus group su diversi ambiti di intervento (affido, maltrattamento e abusi su minori, violenza di genere, co-progettazione, famiglia-minori-adozioni, rapporto servizi-giustizia, rifugiati, pianificazione del welfare, integrazione socio-sanitaria, disabilità, povertà, sistemi partecipativi, dopo di noi, rom-sinti e caminanti).

Ora lo schema verrà sottoposto al parere di una serie di soggetti: Conferenza permanente per la programmazione socio-sanitaria regionale, Roma Capitale, CAL, reti associative di secondo livello del Terzo settore, Osservatori e Consulte di settore e organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Una volta effettuate le consultazioni, la Giunta approverà con una nuova deliberazione la proposta di Piano sociale regionale che sarà a quel punto inviata all'esame del Consiglio regionale.

Il Piano sociale triennale della Regione Lazio ha come principio guida quello della centralità della persona nella comunità; intorno ad essa devono ruotare politiche, progettualità, servizi e strutture specifiche.

In particolare, sono individuabili cinque parole chiave che lo contraddistinguono:
• l'impostazione centrata sui livelli essenziali delle prestazioni (al momento non esigibili, ma definiti come obiettivi di servizio), in luogo dell'approccio, ormai obsoleto per quanto radicato, centrato sulle categorie;
• la logica dell'integrazione, che va perseguita a diversi livelli: integrazione delle politiche e degli attori (istituzionali e non), dei programmi e dei processi, dei servizi e degli interventi, delle risorse umane, strumentali e finanziarie;
• l'approccio di prossimità alla persona, che privilegia interventi domiciliari, centrati su: la permanenza nel proprio contesto di vita, il sostegno all'abitare, l'inclusione nella comunità di appartenenza, la predisposizione di soluzione abitative che riproducano le condizioni di vita familiari;
• l'innovazione nei processi partecipativi, nello sviluppo di comunità responsabili e mutualistiche, nel coinvolgimento nella co-progettazione delle organizzazioni di terzo settore e nella valutazione di impatto delle attività, dei progetti e delle politiche;
• un approccio basato conoscenza approfondita dei cambiamenti sociali, dell'offerta di strutture e servizi, delle vulnerabilità e delle prese in carico per la programmazione di interventi personalizzati.

Il Piano propone come uno strumento "asciutto", concreto e operativo. Gli obiettivi da raggiungere e le azioni da realizzare sono quelli realisticamente ipotizzabili con le risorse disponibili, entro un triennio. Non un "libro dei sogni", quindi, né un semplice e generico elenco di buone intenzioni.

In relazione alle diverse tematiche, il Piano individua azioni di tipo regolamentare, amministrativo, programmatorio e operativo, che impegnano la Regione, gli enti locali, altre istituzioni e le organizzazioni del terzo settore.

http://www.socialelazio.it

Potete leggere il Piano nella sezione Normativa Regionale di Nonprofitonline.

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