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Il Codice del Terzo settore e l’impresa sociale: "ancora molto lavoro da fare"

Il Codice del Terzo settore e l’impresa sociale: “ancora molto lavoro da fare”


Scuola Sant’Anna di Pisa e Fondazione PNP - profit non profit di Milano trasmettono un documento alle Commissioni parlamentari che stanno esaminando gli schemi di decreto legislativo predisposti dal Governo.


L’Istituto DIRPOLIS della Scuola Sant’Anna di Pisa e la Fondazione PNP – profit non profit di Milano, che da anni lavorano sui temi della regolazione del Terzo settore, hanno trasmesso alle Commissioni parlamentari che stanno esaminando gli schemi di decreto legislativo sull’impresa sociale e sul Codice del Terzo settore un articolato documento nel quale hanno evidenziato punti di forza e criticità dei testi normativi proposti dal Governo. Il documento è stato predisposto nel corso di uno workshop multidisciplinare al quale hanno partecipato accademici, professionisti, operatori del settore.


Il contributo ha un orientamento costruttivo e positivo per la crescita qualitativa e quantitativa di un settore la cui rilevanza – sociale, economica e di pubblica utilità – è da tempo consolidata. È appena il caso di sottolineare quanto, nel nostro paese, sia necessario un welfare realmente sussidiario, relazionale e plurale, in cui sia riconosciuta e sostenuta la funzione pubblica di servizi erogati da enti del privato sociale e che risponda all’esigenza della società contemporanea di una cultura economica, sociale e giuridica in cui la persona e le sue esigenze siano sempre i soggetti ultimi. I partecipanti sono stati chiamati contribuire secondo linee di indirizzo concrete e precise: la compatibilità del testo degli schemi di decreto-legislativo con la Costituzione, con il diritto dell’Unione europea e con la legge delega n. 106 del 2016; la coerenza, l’univocità e la chiarezza degli enunciati normativi; l’impatto dei decreti sui problemi e sulle questioni interpretative emerse nella legislazione e nella prassi precedenti e il rispetto del criterio di delega di semplificazione normativa, di proporzionalità degli oneri e degli obblighi gravanti sugli enti.


Scientificità, multidisciplinarietà e trasversalità rendono il contributo concreto e autorevole.


Il documento evidenzia la portata epocale della riforma e la sua possibile valenza quale fattore di amplificazione e di accelerazione dello sviluppo del Terzo settore italiano. Tuttavia, l’estrema complessità e vastità degli oggetti del processo riformatore, che riguarda di tutti i fenomeni associativi, il riordino atti normativi stratificatisi nel corso del tempo (profilo tributario, amministrativistico, civilistico), richiederebbe un maggiore approfondimento. Il termine fissato per l’esercizio della delega – 3 luglio 2017 – appare eccessivamente ristretto e si è auspicato, da più parti, una proroga.


Il documento critica la scelta del Governo di non attuare la delega nella parte riguardante la riforma del codice civile per tutti gli enti collettivi (associazioni riconosciute, non riconosciute, comitati e fondazioni), ma solo per gli enti del Terzo settore. Una scelta incomprensibile, potenzialmente controproducente, le cui ricadute, ad esempio in relazione alla tutela di creditori e soci di queste realtà, non sono al momento misurabili.


Nel documento si legge che «l’impostazione seguita per la redazione del Codice del Terzo settore appare apprezzabile, in quanto riunisce all’interno del medesimo corpus normativo i principi generali della materia, la disciplina generale degli Enti del Terzo settore e, successivamente, quella specifica dei singoli enti, del Registro Nazionale degli ETS e dei controlli, ecc. Si nota, tuttavia, una certa timidezza nell’inserire alcuni elementi innovativi: l’approccio seguito sembra più quello di una “ricucitura” dei materiali normativi esistenti». Si attendeva, infatti, un riordino più incisivo delle diverse categorie di enti ed il superamento, che non è avvenuto, della distinzione fra ente del Terzo settore ai fini civilistici ed ente non commerciale ai fini tributari. Ad oggi, questa distinzione è fonte di notevole incertezza normativa.


L’istituzione del Registro unico nazionale del Terzo settore è una novità da salutare positivamente. In un’unica sede, infatti, saranno reperibili tutte le informazioni rilevanti per “conoscere” la realtà giuridica e patrimoniale di un ente. Tuttavia, si tratta di un adempimento molto oneroso e non obbligatorio (in realtà la legge delega prevedeva alcuni casi di iscrizione obbligatoria). La disciplina del Registro, con l’aggravio degli adempimenti richiesti, ed unitamente ad una disciplina fiscale sostanzialmente invariata (se non, in alcuni casi, peggiorativa), potrebbe esporre al rischio di una fuga dal Registro, che costituirebbe il “fallimento” dell’intera opera di riforma.


Anche la parte sui controlli, che già nella legge delega appariva molto debole, meriterebbe un ulteriore approfondimento, poiché si tratta di uno snodo decisivo per individuare e colpire i falsi Enti del Terzo settore, senza dover attendere l’intervento della Magistratura.


Lo schema di decreto legislativo sull’impresa sociale rispecchia le indicazioni della legge delega e raccoglie le indicazioni provenienti dall’esperienza attuale, di sostanzialmente fallimento del decreto legislativo n. 155 del 2006. Le misure fiscali e di sostegno economico prevedono sostanzialmente la detassazione degli utili e avanzi di gestione che incrementino le riserve indivisibili dell’impresa sociale che vengono effettivamente destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio.


Il legislatore innova in modo sostanziale, legando – di fatto - l’agevolazione all’unica condizione di utilizzare la ricchezza prodotta per il raggiungimento delle finalità di interesse generale proprie delle imprese sociali e alla non distribuzione o diverso utilizzo degli utili. Si prescinde quindi dalla forma giuridica assunta dall’impresa sociale e anche dalle modalità di svolgimento dell’attività di utilità sociale. L’innovazione è da salutare senz’altro con favore, innovando profondamente il sistema e allineandolo a quello di altri ordinamenti europei. Dovrebbe costituire questo il modello per la fiscalità dell’intero Terzo settore e non solo per le imprese sociali.


Il documento, dunque, pare suggerire la necessità di un ulteriore approfondimento. Alcuni problemi di costituzionalità (segnalati anche dal Consiglio di Stato) e di coerenza del sistema giuridico complessivo, infatti, sono troppo vasti per poter esser risolti in questa fase di “consulenza” parlamentare.


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Il coordinamento scientifico è stato svolto dal prof. Emanuele Rossi e dal dott. Luca Gori. La stesura del documento è stata curata dal dott. Luca Gori (Scuola Superiore Sant’Anna – Pisa) e dal dott. Giorgio Sciumé (Fondazione PNP – profit non profit).


Hanno partecipato:



  • prof.ssa Alessandra Albanese, associato diritto amministrativo, Università di Firenze;

  • prof. Pasqualino Albi, ordinario diritto del lavoro, Università di Pisa;

  • prof. Francesco Barachini, ordinario di diritto commerciale, Università di Pisa;

  • prof. Pierluigi Consorti, ordinario diritto ecclesiastico, Università di Pisa;

  • prof.ssa Maria Vita De Giorgi, ordinario diritto civile, Università di Ferrara;

  • dott. Emiliano Frediani, ricercatore diritto amministrativo, Scuola Superiore Sant’Anna – Pisa;

  • prof. Alessandro Giovannini, ordinario diritto tributario, Università di Siena;

  • dott. Marco Grumo, ricercatore economia aziendale, Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano;

  • dott. Fabio Lenzi, IRIS – Idee e reti per l’impresa sociale;

  • dott. Gianlunca Orrù, commercialista, SCIUMÉ – avvocati e commercialisti – Milano;

  • dott. Fabio Pacini, assegnista di ricerca diritto costituzionale, Scuola Superiore Sant’Anna – Pisa;

  • avv. Paolo Sciumé, avvocato, direttore della rivista Non Profit paper, SCIUMÉ – avvocati e commercialisti – Milano;

  • avv. Maddalena Tagliabue, avvocato, SCIUMÉ – avvocati e commercialisti – Milano;

  • dott.ssa Elena Vivaldi, ricercatrice diritto costituzionale, Scuola Superiore Sant’Anna – Pisa


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L’Istituto DIRPOLIS della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa conduce, da anni, ricerche sulla regolazione giuridica del Terzo settore e dell’impresa sociale. Ha partecipato anche alle audizioni parlamentari nel corso dell’istruttoria legislativa sulla legge delega, alla Camera dei deputati. Molte le pubblicazioni dedicate al tema (Libro bianco sul terzo settore; Dopo di noi e sussidiarietà; Il Terzo settore nell’Italia unita). Di recente, è stata costituita un’area di ricerca multidisciplinare all’interno dell’Istituto denominata TESSERE – Terzo settore sussidiarietà e regole. Al suo interno operano docenti e ricercatori afferenti a diversi ambiti delle discipline giuridiche.


La Fondazione PNP - profit non profit di Milano, edita, in collaborazione con Maggioli SpA la rivista Non profit paper diritto, management, servizi di pubblica utilità (ISSN 1122-9322), nata nel 1995, da vent’anni, costituisce uno dei periodici scientifici di riferimento per il Terzo settore. È pubblicata con periodicità trimestrale e affronta le principali problematiche riguardanti il mondo del non profit ed i maggiori dibattiti attuali con un approccio tecnico, scientifico e multidisciplinare. Fa riferimento alla fondazione e ai suoi collaboratori, la redazione del sito Non profit on line - il portale del Terzo settore (www.nonprofitonline.it), attivo dal 1999, che rappresenta ad oggi una delle iniziative di maggior rilievo per i servizi in area non profit. Il taglio tecnico e specialistico dei contenuti ha reso il sito uno dei punti di riferimento nella rete.



In allegato potete leggere:
- Position paper
- Comunicato stampa

  • Position paper, 16 giugno 2017
    Position paper, 16 giugno 2017 239,16 KB
  • Comunicato stampa
    Comunicato stampa 79,78 KB

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