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(12/02/2018) Per le Fondazioni, anche se create da enti pubblici, è escluso il regime in house

Sentenza 2 febbraio 2018 n. 2584, Corte di Cassazione



Le Fondazioni, anche se connotate da una partecipazione pubblica, non possono essere considerate quali società in house perché non perseguono scopi di lucro, con la conseguente impossibilità di ritenere configurabile una responsabilità per danno erariale. L’affidamento in house, infatti, si colloca nell’ambito delle attività economiche da svolgersi con criteri imprenditoriali e con logiche concorrenziali.

È in estrema sintesi quanto afferma la Corte di Cassazione nella Sentenza n. 2584 del 2 febbraio 2018.

Protagonista della vicenda è l’ex presidente di una Fondazione culturale, creata da un Comune con fondi propri, che, dopo essere stato condannato in sede contabile per danno erariale, ha fatto ricorso in Cassazione contro la ritenuta inconfigurabilità, da parte della Corte dei conti, della Fondazione quale società in house.

La sentenza 2584/2018 affronta il tema della configurabilità o meno delle fondazioni in generale quali società in house.

Per la Cassazione, la Fondazione in questione ha natura di persona giuridica privata, quindi è dotata di un proprio patrimonio nel quale sono confluite anche risorse pubbliche, ma che ha assunto una propria autonomia.
Da ciò deriva che il pregiudizio economico subìto dalla gestione contestata all’ex presidente riguarda il patrimonio della Fondazione e non quello del Comune che originariamente l’aveva creata, così facendo venir meno il principale criterio di collegamento tra la responsabilità ed il soggetto su cui incideva il pregiudizio patrimoniale.

Ne consegue anche che per la Corte di Cassazione non è necessario verificare la compresenza dei tre presupposti dell'in house providing (costituiti da: forme di controllo analoghe a quelle esercitate dagli enti pubblici sui propri uffici; l'attività prevalente, esercitata in favore degli enti partecipanti; la detenzione del capitale sociale da parte di un ente pubblico).

La sentenza conclude che "la figura dell’affidamento in house trova la sua precipua collocazione nell’ambito di attività economiche da svolgersi con criteri imprenditoriali", al fine di rinvenire "un agire sul mercato in termini concorrenziali con altri soggetti economici".
Situazione che va del tutto esclusa in questo caso, in quanto le fondazioni non perseguono scopo di lucro.

http://www.italgiure.giustizia.it

Redazione Non profit on line

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