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(23/10/2018) Trattamento fiscale agli effetti dell’Iva per le attività socio-educative svolte da un’azienda agricola

Risoluzione 16 ottobre 2018 n. 77, Agenzia delle Entrate



Niente Iva per l’attività di casa-accoglienza svolta da un’azienda agricola che realizza interventi, azioni e percorsi di integrazione e di inserimento lavorativo di minori in situazioni di disagio. Si tratta, infatti, di prestazioni assimilabili a quelle svolte da “brefotrofi, orfanotrofi, asili, case di riposo per anziani”.

Questo è, in sintesi, il parere dell’Agenzia delle Entrate, riportato nella Risoluzione n. 77 del 16 ottobre 2018, che risponde alla richiesta di chiarimenti in merito al trattamento fiscale ai fini dell’Iva sulle prestazioni rese con finalità socio-educative da una azienda agricola iscritta nei registri regionali delle “Fattorie didattiche”, in quello delle “Fattorie sociali” e nel registro delle Comunità per minori, nonché nel Sistema informativo minori accolti (Sim) del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

L’azienda istante dichiara di attuare un modello peculiare di accoglienza teso a valorizzare – ai fini della riabilitazione – l’aspetto ambientale. Per cui la natura e il lavoro agricolo diventano parte terapeutica del progetto nell’ambito di una “agri-comunità” che offre una pluralità di opportunità formative attraverso la promozione dell’agricoltura sociale.
Fa presente, inoltre, che per la realizzazione di interventi, azioni e percorsi, finalizzati all’accoglienza, all’integrazione socio-educativa e di inserimento lavorativo di minori in situazioni di disagio, stipula apposite convenzioni con i vari Comuni interessati, che gli riconoscono una retta pro-capite, per ogni giorno di effettiva presenza (almeno sei ore), del minore nella comunità.
La retta comprende le spese per vitto, alloggio, igiene, vestiario, lavanderia, trasporto e spese minute sostenute per conto del minore e quant’altro inserito nella convenzione.
L’azienda agricola chiede se quest’attività di casa accoglienza può beneficiare dell’esenzione ai fini Iva di cui all’articolo 10, comma 1, n. 21 del Dpr 633/1972.

Il parere
Con la risoluzione in commento, l’Agenzia delle entrate partendo dalla norma citata che ammette l’esenzione Iva per “le prestazioni proprie dei brefotrofi, orfanotrofi, asili, case di riposo per anziani e simili, delle colonie marine, montane e campestri e degli alberghi e ostelli per la gioventù di cui alla legge 21 marzo 1958, n. 326, comprese le somministrazioni di vitto, indumenti e medicinali, le prestazioni curative e le altre prestazioni accessorie”, considera che, ai fini dell’applicazione dell’Iva, rileva il carattere oggettivo delle prestazioni rese, mentre non è richiesta una qualità particolare nel soggetto che le rende.
Inoltre, sottolinea l’Agenzia, lo stesso comma 21 (dell’articolo 10, Dpr 633/1972) elenca precisamente quali sono le attività esenti Iva ovvero “le prestazioni proprie dei brefotrofi, orfanotrofi, asili, case di riposo per anziani e simili, delle colonie marine, montane e campestri e degli alberghi e ostelli per la gioventù di cui alla legge 21 marzo 1958, n. 326, comprese le somministrazioni di vitto, indumenti e medicinali, le prestazioni curative e le altre prestazioni accessorie”.
Secondo le dichiarazioni dell’azienda interpellante, la natura e le finalità essenzialmente sociali, assistenziali e di mero soccorso a favore della gioventù sono assimilabili a quelle svolte da istituzioni assistenziali tipiche, quali: “brefotrofi, orfanotrofi, asili, case di riposo per anziani” e, pertanto, agli effetti dell’Iva, è applicabile il regime di esenzione ai sensi all’articolo 10, comma 1, n. 21 del Dpr 633/1972.

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