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(11/03/2019) "Vademecum Riforma Terzo Settore"

Guida Uneba per gli enti dell’assistenza ad anziani, disabili, minori, persone fragili. Tra i punti critici, le nuove norme in materia di Iva che penalizzano le fondazioni ex ipab che svolgono questi servizi.



Lo scorso 6 marzo a Roma è stato presentato il Vademecum di Uneba per aiutare gli enti non profit ad orientarsi e adattarsi alle novità introdotte dalla Riforma del Terzo settore.

In particolare, cosa succederà agli enti non profit dell’assistenza ad anziani, disabili, minori? Che effetti hanno le novità legislative sul servizio ai più fragili? Come cambia la vita quotidiana di realtà che, grazie al lavoro di decine di migliaia di dipendenti, sono un pilastro del sistema sociosanitario italiano?

Nasce quindi per dare agli enti un sostegno nell’affrontare le sfide del cambiamento il ”Vademecum Riforma Terzo Settore” curato da Uneba.
Le 130 pagine della guida spiegano anzitutto a quali condizioni e con quali modalità trasformarsi in Ente del Terzo Settore o Impresa Sociale; altri approfondimenti riguardano gli enti religiosi, la fiscalità, gli aspetti contabili e di bilancio, il mondo del lavoro. E non mancano le punture di spillo: sulle contraddizioni della Riforma, come pure sull’estensione, giudicata eccessiva, del sistema dei controlli sugli enti.

Infatti, pur guardando con favore a questa Riforma del Terzo Settore e alla sua attuazione, Uneba ha rilevato nel tempo alcune criticità e problemi che restano aperti.

"Anzitutto - notano Massi e Marco Petrillo, vicepresidente Uneba Lombardia e curatore del Vademecum- l’aumento dell’Iva al 22% per le fondazioni che svolgono attività come l’assistenza domiciliare, che penalizza le persone che beneficiano del servizio e penalizza gli enti rispetto alle cooperative. Noi di Uneba chiediamo invece l’esenzione Iva per tutti gli enti che saranno iscritti nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore”.

Sul tema dell’aumento dell’aliquota Iva, spiega nel dettaglio Petrillo: “La Riforma del Terzo Settore rischia di aumentare del 22% il costo per le persone fragili e le loro famiglie di assistenza domiciliare, prestazioni sanitarie di ricovero e cura, e per l’attività di educatori di bambini e ragazzi.
Un esempio per chiarire. Una fondazione ex onlus che svolge anche assistenza domiciliare o di trasporto di persone con disabilità oggi beneficia dell’esenzione dell’Iva per queste attività. Con l’entrata in vigore della Riforma deve trasformarsi in Ente del Terzo Settore e applicare a queste attività l’Iva del 22%, come prevede il Codice del Terzo Settore. Questo aggravio diventa inevitabilmente un aumento di costi per l’utenza.
Subiscono lo stesso aumento Iva dallo 0% al 22% le prestazioni sanitarie di ricovero e cura erogate da case di cura, ospedali, cliniche e società di muto soccorso e le prestazioni educative dell’infanzia e della gioventù e didattiche, oltre che formazione, aggiornamento e riqualificazione professionale.
Le cooperative conservano invece il regime Iva agevolato al 5% per le stesse attività: con l’Iva al 22% le fondazioni rischiano anche di finire fuori mercato, e così mettere in pericolo anche i propri posti di lavoro”.

Secondo nodo, evidenziato alla presentazione del Vademecum, è la richiesta alle Onlus di adeguare i propri statuti alla Riforma entro il 3 agosto 2019, quando ancora non sarà entrato in vigore il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.
“Noi di Uneba – ha detto Massi - chiediamo di ancorare l’obbligo di adeguamento degli statuti all’entrata in funzione del RUNTS".


https://www.uneba.org

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