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(09/04/2019) Esenzione IVA per i corsi privati universitari: è indispensabile l'autorizzazione del MIUR

Risposta 3 aprile 2019 n. 94, Agenzia delle Entrate



Una società eroga servizi di formazione a studenti di scuola secondaria, studenti universitari e aziende, in modalità e-learning tramite un portale web di cui è proprietaria.
Si tratta di corsi in materie scientifiche e tecniche ( (Matematica, Fisica, Chimica, Informatica, Statistica, Scienza delle Costruzioni, Economia Aziendale, Finanza Aziendale, Economia Politica) presenti ell’Ordinamento scolastico e nell’Ordinamento universitario (finalizzati al recupero di debiti scolastici, alla preparazione dell’accesso all’Università e di esami universitari).
Ma al momento, la società non ha collaborazioni con Università pubbliche o private nell’ambito di iniziative in favore della formazione universitaria e che i corsi di studio offerti non sono attualmente accreditati o riconosciuti da Università pubbliche o private, né da altre pubbliche amministrazioni.

L'ente in questione chiede chiarimenti all'Agenzia delle Entrate in merito all’applicabilità dell’esenzione da IVA, di cui all’articolo 10, primo comma, n. 20, del Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n. 633, con riguardo all’erogazione di corsi universitari a distanza.
Infatti la società sostiene di avere diritto all'esenzione Iva, perchè il suddetto d.P.R. n. 633 del 1972, nel limitarsi a richiedere che le prestazioni didattiche siano "rese da istituti o scuole riconosciuti da pubbliche amministrazioni", senza ulteriori precisazioni circa i requisiti che tali "pubbliche amministrazioni" debbano soddisfare, lascia spazio alla possibilità che il riconoscimento venga accordato anche da un qualsiasi ente della pubblica amministrazione diverso dal MIUR.
E la società vanta a suo favore un parere tecnico rilasciato dall’Ufficio scolastico regionale territorialmente competente e il riconoscimento dell'esenzione dall’IVA accordato dalla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate competente.
Sempre a suo favore, l'ente ha presentato all'Agenzia delle Entrate un’autocertificazione attestante il fatto che le materie oggetto dei propri corsi rientrano tra quelle presenti nell'Ordinamento Universitario italiano e che gli argomenti trattati sono allineati, per contenuti e livello di approfondimento, a quelli proposti nei programmi dei corsi di laurea legalmente riconosciuti in Italia.

Ma l'Agenzia delle Entrate, nella Risposta 3 aprile 2019 n. 94, esprime parere negativo.

La prima normativa di riferimento citata è la Direttiva CE del 28 novembre 2006 n. 112, che individua tra le operazioni che gli Stati membri esentano dall’IVA, alla lettera i), "l’educazione dell’infanzia o della gioventù, l’insegnamento scolastico o universitario, la formazione o la riqualificazione professionale, nonché le prestazioni di servizi e le cessioni di beni con essi strettamente connesse, effettuate da enti di diritto pubblico aventi lo stesso scopo o da altri organismi riconosciuti dallo Stato membro interessato come aventi finalità simili".
Tale normativa unionale rinvia al legislatore nazionale la disciplina delle condizioni e delle procedure per il riconoscimento dei prestatori di servizi ammessi all’esenzione dall’IVA.

La seconda normativa di cui tenere conto è certamente l’articolo 10, primo comma, n. 20), del d.P.R. n. 633 del 1972, secondo cui sono esenti da IVA "le prestazioni educative dell’infanzia e della gioventù e quelle didattiche di ogni genere, anche per la formazione, l’aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale, rese da istituti o scuole riconosciuti da pubbliche amministrazioni".
Però non fornisce alcuna indicazione sulle condizioni per il riconoscimento.

La disciplina dei requisiti e delle forme di riconoscimento, spiega l'Agenzia delle Entrate, è operata da disposizioni normative diverse da quelle fiscali.

La Circolare 18 marzo 2008 n. 22/E ha chiarito che gli organismi privati, diversi dalle scuole paritarie e non paritarie, che svolgono "prestazioni didattiche e formative nelle aree presenti negli assetti ordinamentali dell’Amministrazione scolastica (es. corsi monotematici di lingua straniera, ecc.) potranno ottenere una preventiva valutazione rilevante come "riconoscimento" utile ai fini fiscali anche da altri soggetti pubblici diversi dal Ministero della Pubblica Istruzione. La preventiva valutazione potrà essere operata dalle stesse Direzioni Regionali dell’Agenzia delle Entrate competenti in ragione del domicilio fiscale, con parere tecnico rilasciato dai competenti Uffici scolastici regionali del MIUR.
Ma questa procedura non riguarda l’ambito universitario, che risulta regolato da una diversa normativa.

Quindi - ha chiesto l'Agenzia delle Entrate al MIUR - qual'è il corretto iter procedurale che un organismo privato deve seguire per essere autorizzato a svolgere attività di formazione nelle materie che rientrano nell’ordinamento universitario?
Il MIUR ha risposto chiarendo che "la normativa universitaria prevede che i corsi universitari possono essere attivati esclusivamente dalle Università statali e non statali legalmente riconosciute, che sono istituite e accreditate con decreto del Ministro su conforme parere dell’ANVUR, nel rispetto delle linee generali d’indirizzo della programmazione triennale del sistema universitario. Istituzioni non universitarie possono attivare corsi e rilasciare titoli equipollenti a quelli universitari in casi tassativamente indicati da specifiche disposizioni normative e in ogni caso previa autorizzazione di questo Ministero".

Concludendo: nella questione in esame, l'ente non ha diritto all'esenzione dall'Iva per prestazioni didattiche in materie pur presenti nell’Ordinamento Universitario, perchè la società non risulta autorizzata dal Miur, requisito fondamentale.
Inoltre, l'autocertificazione presentata dall'ente non è idonea a integrare il requisito del riconoscimento nei termini richiesti dall’articolo 10, primo comma, n. 20, del d.P.R. n. 633 del 1972.

Nella sezione Prassi di Nonprofitonline potete leggere la Risposta 3 aprile 2019 n. 94, "Articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212 - Trattamento, ai fini IVA, delle prestazioni didattiche universitarie rese da società".

Redazione Non profit on line

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