Ultime News

(14/05/2019) Nessun divieto di donazione per chi beneficia dell'amministrazione di sostegno

Sentenza 10 maggio 2019 n. 114, Corte Costituzionale



Il Giudice tutelare del Tribunale di Vercelli aveva sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 774, comma 1, primo periodo, del Codice Civile, in riferimento agli artt. 2 e 3, commi primo e secondo della Costituzione.
Il Codice Civile, all'art. 774 menzionato, non prevede che siano consentite, con le forme abilitative richieste, le donazioni da parte dei beneficiari di amministrazione di sostegno.
"Tale divieto per i beneficiari di amministrazione di sostegno di effettuare valide donazioni, neppure per il tramite o con l'assistenza del soggetto incaricato di garantire loro protezione e con l'ulteriore cautela dell'autorizzazione del giudice tutelare, sarebbe innanzitutto lesivo del valore e della dignità della persona umana di cui all'art. 2 della Costituzione. Tale divieto, inoltre, si porrebbe in contrasto con il principio di ragionevolezza intrinseca di cui all'art. 3, primo comma, Cost., perché mortificherebbe i beneficiari dell'amministrazione di sostegno, in contrasto con la finalità dell'istituto; esso, per altro verso, svuoterebbe di contenuto il disposto dell'art. 410 cod. civ., secondo cui l'amministratore di sostegno, nell'adempimento dell'incarico, deve tenere conto dei desideri, delle aspirazioni e dei bisogni del beneficiario. La norma censurata, infine, violerebbe anche l'art. 3, secondo comma, Cost., perché, impedendo a coloro che si trovano in una condizione di inabilità e infermità di realizzare il proprio desiderio di donare, integrerebbe un ostacolo di ordine sociale che impedisce il pieno sviluppo della personalità umana".

Con Sentenza 10 maggio 2019 n. 114 i giudici della Corte Costituzionale affermano che le questioni sollevate sono infondate.

Non è incostituzionale, quindi, l’articolo 774 del Codice civile che non prevede che il beneficiario dell’amministrazione di sostegno possa effettuare donazioni, dato che non gli è vietato, salvo espressa limitazione del Giudice tutelare in questo senso.

Infatti, spiegano i giudici, l'art. 774, primo comma, primo periodo, cod. civ. stabilisce che «[n]on possono fare donazione coloro che non hanno la piena capacità di disporre dei propri beni». Tale divieto di donare è sempre stato inteso come rivolto in modo esclusivo agli interdetti, agli inabilitati e ai minori di età, non ai beneficiari dell'amministrazione di sostegno: figure e misure profondamente diverse.
Il provvedimento di nomina dell'amministratore di sostegno, diversamente dal provvedimento di interdizione e di inabilitazione, non determina uno status di incapacità della persona.
Al contrario, l'amministrazione di sostegno si presenta come uno strumento volto a proteggere, senza mortificare, la persona affetta da una disabilità, che può essere di qualunque tipo e gravità.
L'istituto dell'amministrazione di sostegno si basa su un consapevole e ponderato "bilanciamento tra esigenze protettive e rispetto dell'autonomia individuale".
Il giudice deve adeguare la misura alla situazione concreta della persona e può variarla nel tempo, in modo tale da assicurare all'amministrato la massima tutela possibile a fronte del minor sacrificio della sua capacità di autodeterminazione.
Si ricorda che l'orientamento costantemente seguito dalla Corte di cassazione, è nel senso di ritenere che tutto ciò che il giudice tutelare, nell'atto di nomina o in successivo provvedimento, non affida all'amministratore di sostegno, in vista della cura complessiva della persona del beneficiario, resta nella completa disponibilità di quest'ultimo.
Ad esempio, al beneficiario di amministrazione di sostegno non si estende il divieto di contrarre matrimonio (atto personalissimo, al pari della donazione), invece previsto per l'interdetto dall'art. 85 cod. civ., salvo che il giudice tutelare non lo disponga esplicitamente con apposita clausola.

Di fondamentale importanza è l'art. 411, quarto comma, primo periodo, del Codice civile secondo cui "il giudice tutelare, nel provvedimento con il quale nomina l'amministratore di sostegno, o successivamente, può disporre che determinati effetti, limitazioni o decadenze, previsti da disposizioni di legge per l'interdetto o l'inabilitato, si estendano anche al beneficiario dell'amministrazione di sostegno, avuto riguardo all'interesse del medesimo". Ciò implica che in assenza di esplicita disposizione da parte del giudice tutelare, non possono ritenersi implicitamente applicabili divieti e limitazioni previsti dal codice civile ad altro fine.

Quindi il beneficiario di amministrazione di sostegno conserva la sua capacità di donare, salvo che il giudice tutelare ritenga di limitarla - nel provvedimento di apertura dell'amministrazione di sostegno o in occasione di una sua successiva revisione - tramite l'estensione, con esplicita clausola ai sensi dell'art. 411, quarto comma, primo periodo, cod. civ., del divieto previsto per l'interdetto e l'inabilitato dall'art. 774, primo comma, primo periodo, cod. civ.

Concludono i giudici che non si ravvisa all'interno del codice civile alcun divieto legislativo di donare rivolto ai beneficiari di amministrazione di sostegno, fatti salvi gli specifici limiti disposti caso per caso dal giudice tutelare ai sensi dell'art. 411, quarto comma, primo periodo, cod. civ.

https://www.cortecostituzionale.it

Redazione Non profit on line

Autenticazione necessaria

Per inserire un tuo commento a questo articolo devi essere registato, se non sei ancora registrato clicca qui. Se sei già registrato al sito effettua l’autenticazione inserendo il tuo indirizzo e-mail e la tua password.

Stampa questa pagina Invia questa pagina ad un amico
© 2015 Edinet Srl - Tutti i diritti riservati - Via Gaetano Doninzetti 30 - 20122 Milano - tel. 02.77886211 - P.IVA: 12985430151 - Privacy policy - Site credits