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(15/05/2019) Scuola materna paritaria gestita da un istituto religioso: esenzione Ici solo agli immobili destinati allo svolgimento di attività non economica

Ordinanza 12 aprile 2019 n. 10289, Corte di Cassazione



La quinta sezione civile della Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12 aprile 2019 n. 10289, ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Livorno contro la sentenza della Commissione Tributaria provinciale di Firenze (la n. 74/23/13 emessa il 18 marzo 2013), che aveva stabilito che la scuola materna paritaria di proprietà di un istituto religioso - Istituto delle Suore Trinitarie - doveva essere esentata dal pagamento dell’Ici.

La vicenda è iniziata nel 2010, quando il Comune di Livorno ha inviato un avviso di accertamento ICI per le annualità 2004, 2005, 2006, 2007, 2008 e 2009 riferite a un fabbricato dell'istutito religioso, destinato ad attività didattiche.
Con sentenza n. 18/06/12, la commissione tributaria provinciale di Livorno accoglieva il ricorso affermando che sussistevano entrambi gli elementi, soggettivo ed oggettivo, per ritenere applicabile l’esenzione prevista dall’art. 7, lett. i) del d.lgs. n. 504/92.
Con successiva n. 74/23/13, la commissione tributaria regionale di Firenze, sezione distaccata di Livorno, confermava la sentenza di primo grado.

Ora la Cassazione ribalta i due precedenti giudizi.

Secondo la Cassazione, infatti, la Commissione tributaria regionale avrebbe “fatto una non corretta applicazione della norma, così come essa deve leggersi ed intendersi alla luce della giurisprudenza nazionale e dei principi di diritto comunitario”.
La Commissione regionale non avrebbe infatti tenuto conto di una serie di disposizioni, tra cui la decisione 2013/284 della Commissione Europea, che prevede che l’esenzione dell’Ici prevista in favore degli enti non commerciali può essere applicata solo agli immobili destinati allo svolgimento di attività non economica, svolta cioè o a titolo gratuito o dietro a un compenso solo simbolico.
Per tutte le annualità oggi in esame, non è stata correttamente valutata la ricorrenza del presupposto oggettivo per l'esenzione dall'ICI.

Nel caso delle scuole paritarie gestite dagli istituti religiosi, un’eventuale esenzione, secondo la Corte, sarebbe da configurarsi come un aiuto di Stato che potrebbe falsare la libera concorrenza.

"Infatti si devono considerare irrilevanti - ai fini tributari - le argomentazioni con le quali la CTR ha escluso la commercialità dell’attività esercitata nell’immobile di cui è causa, basandosi esclusivamente sulle indicazioni fornite dalla Circolare del Ministero delle Finanze n. 2/D del 20/1/2009, ed in particolare sulla assenza del lucro soggettivo e della libera concorrenza e sulla presenza di finalità di solidarietà sociale, nonché sul rilievo, fatto proprio dalla sentenza impugnata, che "una scuola meritevole di esenzione deve essere paritaria, non deve essere discriminatoria in fase di accesso e non deve chiudere con un risultato superiore al pareggio economico ovvero deve reimpiegare gli avanzi di gestione nella stessa attività didattici, criteri che la CTR ha ritenuto soddisfatti nel caso in esame ma che non possono ritenersi idonei ad escludere la natura economica delle attività didattiche svolte, essendo altresì necessario verificare la gratuità di tali attività ovvero che gli eventuali importi versati dagli alunni o dai loro genitori siano, per la loro entità, inidonei a costituire una retribuzione del servizio prestato. Tale ulteriore e puntuale accertamento di fatto, da condurre in modo rigoroso, non è stato svolto nella sentenza impugnata.
Il ricorso merita quindi accoglimento e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio della causa alla commissione tributaria regionale della Toscana, in diversa composizione, per accertare in concreto, con criteri di rigorosità ed alla luce della giurisprudenza nazionale e dei principi eurounitari sopra ricordati, la natura economica o non economica dell’attività didattica svolta nell’immobile di cui è causa, verificando in particolare se tale attività sia stata prestata a titolo gratuito ovvero dietro il versamento di un importo simbolico, tale comunque da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio e da non poter essere pertanto considerato una retribuzione del servizio prestato".


http://www.italgiure.giustizia.it/sncass/

Redazione Non profit on line

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