Le nostre risposte

Il divieto di svolgere attività diverse da quelle istituzionali e la questione delle partecipazioni societarie detenute dalle Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale


DOMANDA

Siamo una Onlus che vorrebbe acquisire delle partecipazioni in una società commerciale. E’ possibile?



RISPOSTA

Secondo la Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 83/E del 30 giugno 2005 la detenzione da parte di Onlus di partecipazioni in società di capitali è consentita soltanto purché si sostanzi in una gestione meramente statica e conservativa del patrimonio, finalizzata alla percezione di utili da reinvestire nelle attività istituzionali.

La valutazione deve essere compiuta in considerazione dell’entità della partecipazione e del ruolo effettivamente svolto nella società partecipata.
Qualora la Onlus dovesse assumere in essa funzioni di coordinamento, gestione e direzione, con esercizio di influenza dominante, si troverebbe a svolgere un’attività ad essa non consentita ai sensi dell’articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, a pena della perdita della qualifica fiscale.

Il provvedimento precisa, inoltre, che non e' compatibile con la qualifica di Onlus l'assunzione di responsabilità patrimoniale illimitata, ovverosia la partecipazione in società di persone, atteso il vincolo sulla destinazione del patrimonio imposto dall'art. 10 citato.

Con Circolare n. 59 del 31 ottobre 2007 l'Agenzia delle Entrate ha ribadito la propria posizione sull’argomento.

Si ricorda la diversa posizione dell’Agenzia per le Onlus che, con Atto d’indirizzo di carattere generale adottato dal Consiglio in data 15 marzo 2005, si è espressa nel senso che “la mera detenzione di partecipazioni non può mai dar luogo allo svolgimento di un’attività rilevante intesa in senso proprio, tale …da comportare la violazione del divieto” di cui all’art. 10, comma 1, lett. c) del citato decreto.

Questo perché “quando si parla di attività in senso proprio si fa sempre riferimento all’attuazione di un complesso di operazioni reali, tra loro connesse ed organizzate, che non può certamente ravvisarsi nell’ipotesi del semplice possesso di quote societarie finalizzato alla sola percezione di dividendi provenienti eventualmente dalle stesse. In casi di questo genere, appare indubitabile che la titolarità di partecipazioni in capo ad un ente rappresenti unicamente una forma di impiego del patrimonio – ovvero un investimento dello stesso – che può determinare il godimento passivo dei frutti da esso originati senza implicare in sé lo svolgimento strumentale di alcuna attività”.

Hanno risposto i professionisti dell'area legale

La risposta al quesito inviato dall’utente non costituisce, in nessun caso, erogazione di consulenza professionale. Nessuna responsabilità può essere posta a carico di Nonprofitonline – Edinet s.r.l., gestore del servizio, per l'operato dei professionisti/esperti o per le risposte inviate agli utenti. Ogni esperto fornisce semplici informazioni e consigli e non è in alcun modo responsabile delle eventuali conseguenze che possano derivare dalla decisione di conformarsi ad essi. Ogni eventuale utilizzo di quanto contenuto nella risposta al quesito è da intendersi effettuato nella piena accettazione delle condizioni sopra descritte.

© 2015 Edinet Srl - Tutti i diritti riservati - Via Gaetano Doninzetti 30 - 20122 Milano - tel. 02.77886211 - P.IVA: 12985430151 - Privacy policy - Site credits