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Enti ecclesiastici ed impresa sociale



DOMANDA

Gli enti ecclesiastici, alla luce della Riforma, possono ancora svolgere attività d’impresa sociale e godere delle relative agevolazioni?



RISPOSTA

Tra i soggetti che possono svolgere attività economiche dell’ impresa sociale vi sono anche gli enti ecclesiastici; infatti, il comma 3 dell’art 1 del D.Lgs 112/2017 in materia di revisione della disciplina dell’impresa sociale, prevede che agli enti religiosi civilmente riconosciuti si applicano le norme del decreto limitatamente allo svolgimento delle attività d’impresa di interesse generale annoverate all’art 2.

Tale formula utilizzata dal legislatore si pone in accordo, secondo molti commentatori, con quanto disposto dal Concordato del 1985 riguardo agli enti ecclesiastici, permettendo di usufruire delle norme relative all’impresa sociale senza che sia necessario che l’ente religioso acquisisca propriamente la qualifica di impresa sociale. L’acquisto della qualifica di impresa sociale, ovvero di un ente che svolge in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche e solidaristiche, risulterebbe alterare la natura stessa dell’ente ecclesiastico che come disposto dall’art 7 del concordato del 1985 deve aver finalità di religione e di culto e svolgere in via principale, anche se non esclusiva, attività di religione o di culto così come definite dall’art 16 della legge 222/1985. Le attività diverse da quelle di religione e di culto, come indicato dal comma 4 dell’art 7 del Concordato del 1985, devono essere svolte nel rispetto della struttura e della finalità degli enti stessi e sono soggette alle leggi dello Stato concernenti tali attività e al regime tributario previste per le medesime.

L’efficacia del decreto, limitatamente alle attività d’impresa di interesse generale, è in tal caso subordinata all’adempimento di alcuni oneri da parte dell’ente come disciplinato dal comma 3 dell’art 1, quali:
- l’adozione di un regolamento in forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata;
- la costituzione di un patrimonio destinato ex art 2447 bis c.c, per lo svolgimento di tali attività nel rispetto della struttura e delle finalità dell’ente stesso;
- la tenuta di scritture contabili separate di cui all’art 9 del decreto.

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