Editoriali e Indici

NON PROFIT 1.2006



INDICE

EDITORIALE
Il 2005: tre provvedimenti per il decollo del non profit
Damiano Zazzeron

Indice cronologico
Normativa
Prassi
Consiglio nazionale dottori commercialisti – Commissione aziende non profit

Indice logico-sistematico


EDITORIALE
Il 2005: tre provvedimenti per il decollo del non profit

di Damiano Zazzeron

La produzione normativa del 2005, riguardante il terzo settore, è stata certamente caratterizzata da tre provvedimenti legislativi che rappresentano una svolta epocale per il non profit in Italia.
Mi riferisco al decreto legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito in legge, con modificazioni dall’art. 1 della legge 14 maggio 2005, n. 80, meglio noto anche come “più dai meno versi”, ai commi da 337 a 340 dell’articolo unico della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per l’anno 2006) riguardante la possibilità di destinare il 5 per mille della propria imposta sul reddito delle persone fisiche (iref) a sostegno del volontariato, della ricerca scientifica, sanitaria, delle università, nonché delle attività sociali svolte dal comune di residenza, ed infine alla legge 13 giugno 2005, n. 118 ed al correlato “schema di decreto legislativo” approvato dal Consiglio dei Ministri del 2 dicembre 2005 recante la “Disciplina dell’impresa sociale”.
In particolare, con i primi due provvedimenti sono stati introdotti, per la prima volta anche in Italia, strumenti di incentivazione al sostegno del non profit da parte dei privati (persone fisiche e imprese) che, per l’elevato numero dei soggetti beneficiari coinvolti e per la portata delle incentivazioni fiscali previste, potranno rappresentare un fattore di fondamentale importanza per lo sviluppo del Terzo Settore in Italia.
Entrando maggiormente nel dettaglio, con la cosiddetta “più dai meno versi” viene prevista la deducibilità, nel limite del 10% del reddito dichiarato e fino alla misura massima di euro 70.000, delle erogazioni liberali effettuate da persone fisiche e imprese in favore di un ampia gamma di enti non profit (tra cui a titolo d’esempio le Onlus, le Associazioni di promozione sociale, le Associazioni e le Fondazioni riconosciute operanti nei campi della tutela, promozione e valorizzazione dei beni di interesse storico ed artistico, della ricerca scientifica ).
Mentre, con la legge finanziaria per l’anno 2006, viene concessa la possibilità al contribuente di decidere (già con riferimento al periodo d’imposta 2005) di destinare il 5 per mille della propria imposta sul reddito delle persone fisiche (iref) a sostegno del volontariato, della ricerca scientifica, sanitaria, delle università, nonché delle attività sociali svolte dal comune di residenza.
Con la successiva emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 gennaio 2006, a cui fa esplicito rimando il comma 340 dell’articolo della legge finanziaria, sono stati identificati i soggetti beneficiari del 5 per mille, ed in particolare:
a) le Onlus di cui all’art. 10 del d.lgs. 460/1997, comprendendo in tale categoria anche le Onlus di diritto (le organizzazioni di volontariato di cui alla leg ge n. 266/1991, le organizzazioni non governative di cui alla legge n. 49/1987 e le cooperative sociali di cui alla legge n. 381/1991) e le cosiddette Onlus parziarie (le associazioni di promozione sociale di cui alla legge n. 287/1991 e gli enti ecclesiastici);
b) associazioni di promozione sociale, di cui alla legge 383/2000, iscritte nei registri nazionali, regionali o provinciali ai sensi di quanto disposto dall’articolo 7 della stessa;
c) associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori indicati dal comma 1 dell’articolo 10 del d.lgs. 460/1997;
d) gli enti di ricerca scientifica e le università;
e) gli enti di ricerca sanitaria.
Occorre innanzitutto evidenziare la portata innovativa di tali disposizioni, esempio concreto di sussidiarietà fiscale. I cittadini destinatari del welfare avranno infatti la possibilità di valorizzare e premiare, finanziandoli, i soggetti operanti nel sociale ritenuti più meritevoli, e quindi più efficaci nella loro azione.
Non possiamo quindi che salutare favorevolmente l’approvazione di tali provvedimenti che introducono più libertà di scelta al cittadino (e quindi più democrazia) e nello stesso tempo favoriscono dinamiche più virtuose nell’ambito della spesa pubblica.
Infatti, come ormai dimostrato da sempre più numerosi studi di politica economica, la scelta di affidare dallo Stato al privato sociale attività di pubblica utilità produce molto spesso più efficienza e più efficacia nel servizio.
In concreto ciò significa che 1 euro di denaro pubblico speso per l’erogazione di un servizio tramite un ente non profit produce più e migliori risultati di 1 euro speso per l’erogazione delle stesso servizio da parte dell’ente pubblico in prima persona.
Da ultimo, ma non per questo di minore importanza, evidenziamo l’approvazione della disciplina sull’impresa sociale che introduce per la prima volta un articolato sull’attività svolta dal non profit in forma imprenditoriale che supera l’ormai obsoleta e anacronistica dicotomia tra libro I e libro V del codice civile.
Al di là delle diverse e contrastanti valutazioni che da più parti sono state espresse sulla reale portata applicativa di tale provvedimento non possiamo non evidenziare con soddisfazione come finalmente il legislatore abbia sancito la distinzione tra il concetto di imprenditoria e quello della finalità lucrativa. Si ammette così che possano esistere imprese che hanno finalità differenti dal perseguimento di un profitto e che rivolgono la propria azione a finalità di utilità sociale o, come dice la legge delega, a “fini di interesse generale”.
Siamo convinti che questo passaggio potrà contribuire all’affrancamento del mondo del non profit da logiche di sovvenzionamento pubblico che lo hanno sino ad oggi relegato ad un ruolo di marginalità nella società civile.

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