Editoriali e Indici

NON PROFIT 3.2006


INDICE

EDITORIALE
Presente e futuro del rapporto tra istituzioni, imprese e organizzazioni museali
Barbara Sibilio Parri

AREA AZIENDALE

Mission e governance delle aziende eticamente orientate nel commercio equo e solidale: teoria e prassi
Maria Gabriella Baldarelli

Il business plan nelle imprese di cooperazione sociale: alcune riflessioni
Silvia Pilonato

AREA ECONOMICA

Responsabilità sociale e impresa sociale
Giulio Ecchia, Michele Viviani

La classificazione delle non profit tra criteri legislativi ed economico-organizzativi
Roberta Troisi

AREA GIURIDICA

Verso l’impresa sociale: profili giusprivatistici
Andrea Bucelli

Alla ricerca di un profilo istituzionale dell’impresa sociale tra “economia sociale di mercato” e “terzo settore”
Filippo Zatti

AREA SOCIOLOGICA

Un’analisi delle motivazioni all’acquisto dei prodotti artigianali del commercio equo e solidale presso le Botteghe del mondo in Emilia-Romagna e in Campania
Florent Besnard, Massimiliano D’Alessio, Ornella Wanda Maietta

AREA STATISTICO-VALUTATIVA

Identificazione, sperimentazione e validazione di alcuni indicatori di processo e di esito della qualità delle attività sanitarie
Leonardo La Pietra, Pietro Barbieri, Carlo Liva


EDITORIALE
Presente e futuro del rapporto tra istituzioni, imprese e organizzazioni museali

di Barbara Sibilio Parri

Il settore non profit ha tanti volti. Uno è quello della cultura. Al suo interno un soggetto rilevante è il museo, una realtà al servizio della collettività che conserva manufatti, opere d’arte e testimonianze di interesse storico, naturale e culturale e ne comunica i valori attraverso l’esposizione al pubblico e le varie attività connesse.
Svolgendo le sue funzioni tradizionali, contribuisce a mantenere e tramandare la memoria storica della società e a formare i valori futuri dell’umanità.
Nell’assolvere a questo ruolo il museo non è solo, o quantomeno non dovrebbe esserlo, nel senso che opera accanto a tante altre unità che sono espressioni diverse del mondo della cultura e tutte insieme interagiscono, stabilendo una fitta rete di relazioni, con numerosi attori economici e non.
Per cogliere gli aspetti che qualificano questi rapporti è opportuno ricordare alcune tendenze evolutive che hanno contraddistinto gli ultimi decenni del XX secolo. Infatti, in quegli anni i diritti umani sono diventati il punto centrale nello sviluppo della collettività; inoltre è emersa la consapevolezza che la crescita economica non è l’unico fine da perseguire e che anche l’uguaglianza nell’educazione e nella formazione culturale contribuisce alla crescita della società.
Tutto ciò ha concorso all’affermazione del principio della “democrazia culturale” che è stato accolto gradualmente da tutte le comunità.
Ne è segno evidente il fatto che l’accessibilità al patrimonio culturale, assieme alla necessità di mettere in atto misure di protezione di tale patrimonio, ha indotto istituzioni internazionali, quali l’Unesco, a formulare raccomandazioni affinché le nazioni garantiscano questi diritti, mentre l’Icom (International council of museum) ha stabilito standard di valore universale per tutti i musei.
Come è noto, gli stessi anni sono stati connotati da grandi inquietudini e trasformazioni. Fra l’altro, sono mutati i modelli organizzativi e gestionali non soltanto delle imprese, ma anche di aziende pubbliche e di organizzazioni non profit.
Questi mutamenti hanno avuto senza dubbio un forte impatto sociale, investendo anche il mondo della cultura e, quindi, gli stessi musei che hanno risposto con intensità diversa agli stimoli, alle opportunità ed ai condizionamenti da essi prodotti.
Di fatto, si è assistito ad un diffuso fermento che ha interessato non solo istituzioni e aziende, ma anche numerose organizzazioni culturali. È difficile capire quali sono gli eventi che per primi si sono manifestati, generandone poi altri, poiché siamo di fronte a molteplici fenomeni, legati da rapporti di causa effetto che si intrecciano fra loro.
È certo, comunque, che l’ambito museale è stato oggetto di un continuo processo evolutivo.
Un primo segnale lo si evince dal fatto che, negli stessi anni, sono sorti nuovi musei che hanno raccolto, classificato e documentato oggetti di varia natura, creando così collezioni diverse per tipologia e dimensione. Un successivo passo è stato lo sviluppo della ricerca finalizzata alla conservazione dei beni culturali ed alla loro valorizzazione.
Un sensibile cambiamento è stato, inoltre, indotto dall’enfasi con cui i diritti umanitari chiedono la democratizzazione della cultura. Di conseguenza, il museo si è trovato a dover perseguire, con rinnovato impegno, finalità educative e di comunicazione che richiedono la presenza di figure professionali dotate di competenze adeguate.
Pur considerando solo gli aspetti richiamati, è innegabile che fra il museo ed il tessuto sociale, politico ed economico che lo circonda si sono stabiliti, e tutt’ora permangono, stretti legami.
Osservando la realtà del nostro Paese, constatiamo che il museo, con un’evoluzione caratterizzata da luci ed ombre, è stato, ed è interessato da vari cambiamenti, frutto dell’insieme di trasformazioni generate dalla storia remota e recente.
In positivo, si apprezza che tanti musei rispondono in modo attivo alle sollecitazioni che ricevono, riconsiderando la loro “missione” ovvero, senza svuotarla dei suoi elementi basilari, la arricchiscono di nuovi contenuti che enfatizzano le finalità perseguite nei confronti della società.
In vista di questi traguardi, infatti, il museo è impegnato nella definizione di nuovi progetti culturali che, da un lato, contribuiscano alla conservazione e valorizzazione del patrimonio e che, dall’altro, accrescano la sua conoscenza da parte di una comunità sempre più vasta.
Tuttavia, la progettualità deve sempre confrontarsi con le capacità di realizzazione.
Basti pensare ai due ostacoli che, frequentemente, intralciano l’azione dei nostri musei: la loro governance sostanzialmente pubblica e la drastica riduzione delle risorse di diretta e indiretta provenienza statale.
Questi problemi – uno di carattere istituzionale, l’altro di natura finanziaria – oltre a mettere in evidenza una situazione critica che da anni chiede di essere affrontata e risolta, fanno temere che il museo non sia più in condizione di svolgere il suo ruolo.
La limitata autonomia e le difficoltà di copertura finanziaria minano alla base il funzionamento di una realtà che, invece, è chiamata a misurarsi anche con concetti inediti di produttività, qualità, capacità attrattiva di nuove fasce di pubblico, inserimento delle tecnologie più avanzate nel corpus espositivo, sia per assolvere ai propri compiti conservativi, sia per essere sempre più un imprescindibile punto di riferimento nella promozione e diffusione della cultura.
Le sue finalità istituzionali portano il museo ad interagire con numerosi portatori di interesse.
Fra questi, troviamo quelle istituzioni ed imprese che credono nel suo ruolo di protagonista dello sviluppo culturale di un Paese e che sostengono il suo processo evolutivo erogando finanziamenti, talvolta di entità rilevante. Si tratta di importanti contributi che, in molte circostanze, hanno consentito di affrontare e risolvere problemi che altrimenti rischiavano di rimanere insoluti e che oggi, dato anche il nuovo scenario economico, diventano ancor più indispensabili per assicurare la continuità della stessa attività museale.
Bisogna però tenere presente che il legame che unisce il museo a questi soggetti va oltre un rapporto esclusivamente finanziario. L’assegnazione di risorse, infatti, avviene solo se istituzioni ed imprese conoscono i progetti elaborati dal museo e ne condividono gli obiettivi. Si può affermare che, in qualche misura, istituzioni ed imprese vengono così coinvolte nella realizzazione della missione del museo.
Sempre più numerosi sono i segnali che confermano questa affermazione.
È noto che molte istituzioni, coerentemente con le finalità che orientano il loro operato, definite nel proprio statuto, sono fortemente impegnate a promuovere “cultura”, appoggiando una nutrita e variegata serie di attività realizzate da musei, biblioteche, teatri, organizzatori di eventi espositivi, nonché intervenendo a favore della formazione di giovani e di adulti. In genere, tali istituzioni, nella loro triplice veste di soggetto ideatore, organizzatore e finanziatore di iniziative culturali e avendo, di solito, un forte radicamento nel territorio, sono dei preziosi alleati per gli operatori culturali.
Anche le imprese sono soggetti che svolgono un ruolo attivo nel mondo della cultura. In realtà, la loro presenza in questo settore è cresciuta sensibilmente negli ultimi anni ed è correlabile alla diretta assunzione di una responsabilità sociale. In altri termini, è stata avvertita l’esigenza di guardare non solo allo sviluppo della propria attività, ma anche a quello della società in senso più ampio. Molte unità economiche, infatti, sono particolarmente attente alle varie sollecitazioni provenienti dall’ambiente (naturale, sociale, culturale …), impegnandosi nella difesa di valori etici e sociali.
Sempre più stretta è dunque la relazione fra istituzioni, imprese e museo.
È dunque auspicabile che il museo, rispondendo appieno al suo più profondo significato, possa diventare definitivamente un’organizzazione dinamica che utilizza anche strutture all’avanguardia, ma che, soprattutto, fornisce nuove prospettive culturali.
Da un lato, istituzioni ed imprese possono agire da stimolo, da guida, da sostegno e da arricchimento, essendo portatori di valori, di principi di fondo, di modi di comportamento che, se compresi e condivisi dagli organi di governo, concorreranno alla formazione di una “cultura aziendale” anche all’interno del museo che, comunque, sarà del tutto libero di formulare scelte e realizzare obiettivi in coerenza con la mission a cui si ispira.
Dall’altro, il museo ha di fronte un traguardo impegnativo: farsi riconoscere e, quindi, legittimarsi agli occhi dei suoi portatori di interesse – fra i quali rientrano, evidentemente, istituzioni e imprese – attraverso la validità delle sue scelte e la capacità di realizzarle, rimanendo fedele ai principi ispiratori.

Queste considerazioni, esposte dall’autore nella tavola rotonda che ha concluso il Convegno annuale dell’Accademia italiana di economia aziendale (Aidea), svoltosi a Trento il 15 ottobre 2005, hanno trovato piena conferma negli interventi di qualificati esponenti di imprese ed istituzioni. Cfr. www.aideatrento.it.

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