Editoriali e Indici

NON PROFIT 2.2005


INDICE

EDITORIALE
Imprese non-profit ed economia di mercato
Giulio Ecchia

AREA AZIENDALE

Un modello di bilancio sociale per il museo: il caso del museo di storia naturale di Novara
Barbara Sibilio Parri e Maria Laura Tomea Gavazzoli

Il fund raising nelle organizzazioni non profit in Italia. Dalla filantropia alla reciprocità
Ericka Costa

La misura dei risultati nelle imprese sociali. Il sistema di valutazione della prestazione in una cooperativa
Pietro Previtali

AREA ECONOMICA

La dimensione etica dell’attività di impresa. I tratti distintivi dell’impresa sociale
Melania Verde

Il contributo delle Fondazioni di origine bancaria alle comunità locali: il caso dell’Emilia-Romagna
Marianna Cavazza

AREA GIURIDICA

Gli interventi per l’integrazione dei minori stranieri nella scuola
Francesca Locatelli

AREA SOCIOLOGICA

Il ruolo del bilancio sociale nelle organizzazioni di Terzo Settore
Cristiana Rogate

AREA STATISTICO-VALUTATIVA

Futuri sviluppi per la misura dell’efficacia del sistema educativo
Giacomo Elias

I sistemi sanitari: i casi di Svezia e Usa e i vantaggi delle ONP in sanità
Michele Castelli


EDITORIALE
Imprese non-profit ed economia di mercato

di Giulio Ecchia

1. La crescente importanza economica delle imprese e organizzazioni non-profit (anche definite organizzazioni della società civile) rappresenta sia un arricchimento della varietà delle istituzioni economiche operanti sul mercato, sia una sfida teorica per l’economista: basti pensare al problema di allocazione efficiente di beni quali la fiducia, rilevanti per il funzionamento del mercato, ma per la cui produzione non abbiamo né un prezzo, né possiamo invocare l’intervento di un decisore pubblico. L’obiettivo di questo editoriale è più modestamente quello di analizzare alcuni caratteri distintivi del ruolo delle imprese non-profit in un’economia di mercato, pur ricollegandosi a temi che hanno una rilevanza trasversale per gran parte delle organizzazioni non-profit.
2. La varietà di attività svolte (dall’istruzione ai servizi sociali, dall’attività di promozione ambientale alla cultura e alla sanità, ecc.) e le diverse forme giuridiche assunte nei vari paesi rendono in qualche modo problematica una definizione di cosa si intenda per impresa non-profit o senza scopo di lucro (INP, in breve). Seguendo un’impostazione consolidata a livello internazionale, le imprese non-profit possono essere descritte come imprese private, che svolgono un’attività di produzione di beni e servizi per un mercato, attività che ha una qualche rilevanza sociale, senza però potere distribuire gli eventuali utili che vengono ottenuti nello svolgimento della stessa (1).
Questa definizione sottolinea tre caratteristiche principali per l’analisi economica: 1) la natura privata di impresa, nonostante l’attività svolta possa avere una rilevanza sociale e, per questo, avere qualche forma di sostegno da parte degli enti pubblici, di tipo diretto (finanziamenti e sussidi) o indiretto (agevolazioni fiscali). In quanto impresa, poi, si tratta di un’organizzazione stabile, che opera in un mercato, tipicamente con alcune regole di funzionamento interno, che riflettono l’obiettivo perseguito; 2) il vincolo di non distribuzione degli eventuali utili conseguiti. Gli utili conseguiti devono essere reinvestiti per rafforzare l’impresa e la sua capacità di conseguire gli editoriale scopi stabiliti secondo la ‘missione’ di impresa. In questo senso, il funzionamento efficiente dell’impresa rappresenta una pre-condizione per il raggiungimento degli obiettivi previsti; 3) l’autogoverno.
In altre parole, le imprese non-profit sono imprese che non devono essere controllate né da imprese pubbliche né da imprese che perseguono il profitto, per non perdere la loro natura istitutiva peculiare. Le caratteristiche appena descritte rendono allora le INP parte della economia civile (vedi Bruni e Zamagni, (2004). Il concetto di economia civile riprende l’impostazione di A. Smith e dell’umanesimo civile italiano, che evidenziano l’importanza della fiducia e della moralità quali basi delle relazioni sociali e quindi fattori necessari per lo sviluppo del mercato e il suo buon funzionamento. Correntemente si utilizza il termine di economia civile ad indicare l’insieme di imprese e istituzioni, dirette espressioni della società civile, che hanno rilevanza economica sotto il profilo della produzione di beni o servizi e che, pur partecipando al funzionamento dei mercati, mantengono come riferimento obiettivi sociali o civici. La presenza di questo tipo di imprese ed istituzioni ha anche un effetto indiretto sullo svolgimento dell’attività economica, in quanto rafforza il capitale sociale esistente in un’economia.
3. L’analisi economica delle INP si può delineare in primo luogo in relazione alla teoria dell’impresa e al ruolo economico dell’imprenditore.
Seguendo un’impostazione fondata sul semplice interesse individuale, parrebbe infatti contraddittorio, dal punto di vista di un agente economico, costituire un’impresa che non possa distribuire utili ai partecipanti (2). Vediamo ora di richiamare alcune delle possibili risposte a quest’apparente contraddizione.
Un primo approccio fa riferimento al ruolo delle INP in presenza di inefficienze nell’allocazione delle risorse dovute all’incompletezza contrattuale, con particolare riguardo alle asimmetrie informative.
Nelle situazioni in cui i beni o servizi prodotti hanno una qualità non perfettamente verificabile dagli acquirenti, un’impresa non-profit presenta un vantaggio comparato rispetto ad un’impresa che fa profitti, per un duplice ordine di motivi. In primo luogo, essa offre maggiori garanzie ai consumatori in quanto ha minori incentivi a sfruttare l’asimmetria informativa. In secondo luogo, se il bene o servizio offerto ha una qualche rilevanza sociale, il reperimento dei finanziamenti necessari ad operare può essere facilitato. Infatti, eventuali finanziatori privati che hanno un interesse alla fornitura del servizio (pensiamo a servizi quali l’assistenza, la sanità o l’istruzione) possono preferire di finanziare un’impresa non-profit per la ragione appena menzionata.
Una seconda spiegazione della presenza delle INP si riferisce alla fornitura di beni pubblici (o parzialmente tali) e di beni meritori, beni cioè che sono forniti spesso sulla base di decisioni che derivano da scelte collettive, anziché delle sole preferenze di consumo individuali (pensiamo alla sanità, l’assistenza e l’istruzione). In questo caso, le tipologie e le modalità di fornitura pubblica (e anche le modalità di finanziamento) sono fissate dalle istituzioni rappresentative delle preferenze dei cittadini. Ad esempio, il livello dell’istruzione obbligatoria e il suo costo, oppure l’estensione delle prestazioni sanitarie che sono coperte dal sistema sanitario pubblico sono fissati dagli organi legislativi (a livello nazionale o locale), che rappresentano le preferenze dei cittadini, che sono anche gli utenti dei servizi stessi. È chiaro che le scelte politiche rappresentano, in generale, la maggioranza dei cittadini, ma non la loro totalità. Più formalmente, se l’eterogeneità nelle preferenze individuali è relativamente elevata nella popolazione di riferimento, si può verificare che un certo numero di cittadini sia parzialmente insoddisfatto della tipologia di fornitura pubblica.
Vi può quindi essere spazio per lo sviluppo di imprese private, rappresentative degli interessi di alcuni gruppi sociali, che si affiancano alla
fornitura pubblica. Date le caratteristiche dei beni o servizi discussi, le imprese in questione sorgono tipicamente come INP.
I due approcci precedentemente descritti fanno riferimento a considerazioni
che si fondano sulla domanda di beni e servizi per INP. Essi possono anche presi come punto di partenza per un approccio, che cerca di motivare la presenza di imprese non-profit dal lato dell’offerta, ad intendere una valutazione dei costi e benefici, che un imprenditore deve effettuare prima di formare un’impresa non profit anziché una impresa che massimizza i profitti. Seguendo l’impostazione di teoria dei contratti incompleti e delle possibili inefficienze derivanti dall’incompletezza contrattuale, Glaeser e Shleifer (2001) analizzano le ragioni che possono spingere un imprenditore a costituire un’impresa non-profit. Nel caso in cui l’impresa produca beni la cui
qualità è particolarmente rilevante per i consumatori, ma la definizione del livello qualitativo stesso non è specificabile secondo un contratto completo (perché, ad esempio, non completamente verificabile), allora la costituzione di un’impresa non profit rappresenta un modo credibile di vincolarsi ad un comportamento non-opportunistico da parte dell’imprenditore. In altre parole, l’imprenditore, non potendo distribuirsi utili, non ha incentivo a ridurre i costi a scapito della qualità. La scelta di operare come impresa non profit serve allora come segnale credibile a tutti i portatori di interessi nell’impresa, non solo ai consumatori: ci riferiamo ad esempio ai lavoratori, che possono aumentare il loro investimento in capitale umano in quanto
fronteggiano un minor rischio di espropriazione del valore creato (è meno probabile una riduzione dei costi a scapito della qualità), agli eventuali finanziatori o donatori. Inoltre, questo comportamento può anche incentivare la partecipazione all’impresa di lavoratori volontari, che invece non sarebbero disponibili a fornire gratuitamente il loro lavoro ad un’impresa, che riducesse la qualità per aumentare i profitti. In termini formali, la costituzione di un’impresa non profit diviene quindi una scelta di equilibrio endogenamente determinata.
E le risultanze di quest’analisi teorica sono sicuramente compatibili con la presenza delle imprese non profit in settori, dove la qualità dei beni o servizi offerti e la possibilità di comportamenti opportunistici sono particolarmente rilevanti. Un punto critico di quest’impostazione rimane comunque l’ipotesi che l’imprenditore sia motivato solo dall’interesse individuale, anche se l’attività svolta ha una valenza sociale. Su questo punto, appare allora rilevante la riflessione sul concetto di impresa sociale proposta in Borzaga-Defourny (2001).
4. Le caratteristiche delle INP rendono le modalità di governo delle stesse particolarmente importanti per il raggiungimento degli obiettivi di impresa. Infatti, per effetto del vincolo di non distribuzione degli utili, il governo di un’impresa non-profit può essere assimilato alla gestione di una risorsa comune da parte di diversi agenti economici.
In generale, ciò può rendere più difficile l’identificazione delle scelte efficienti in quanto i partecipanti all’impresa possono trovare meno agevole una valutazione dei loro costi e benefici. Inoltre, il legame fra chi gestisce l’impresa e i legittimi portatori di interesse viene reso più complesso dalla difficoltà di stabilire schemi di incentivazione efficienti fondati su misure verificabili di risultato. Questa difficoltà può provocare anche perdita di fiducia e reputazione rispetto all’attività di impresa da parte di soggetti esterni. Allo stesso tempo, come sottolineato in precedenza in relazione al tema dell’incompletezza contrattuale, la natura delle INP favorisce una maggiore disponibilità dei membri dell’impresa alla condivisione degli obiettivi della stessa.
Tre sono gli effetti principali, e positivi, per l’impresa. In primo luogo, aumentano gli incentivi agli investimenti specifici in capitale umano, che rappresentano un fattore determinante di competitività nella gran parte dei mercati in cui operano le INP. Inoltre, sotto il profilo motivazionale dei partecipanti all’impresa, si riducono i rischi di comportamenti opportunistici e quindi si produce un recupero di efficienza. Infine, si favorisce la presenza di lavoro volontario insieme al lavoro remunerato e si contribuisce anche alla creazione di fiducia a favore dell’impresa.
La struttura di governo dell’impresa deve anche riflettere il fatto che le attività economiche delle INP hanno una rilevanza sociale. Ciò significa che occorre riconoscere a soggetti esterni all’impresa un ruolo nel processo di governo, nonché cercare di valutare in modo trasparente il contributo dell’impresa ad un qualche indicatore di benessere sociale. Si tratta cioè di valutare un effetto di esternalità prodotto dall’impresa (e possibilmente verificare che tale effetto sia positivo e rilevante). A questo riguardo, appare quindi necessario affrontare l’analisi di strutture di governo (e qui l’analisi si fa ovviamente interdisciplinare), che garantiscano, da un lato, una qualche forma di rappresentanza di interessi multipli, anche esterni all’impresa (multistakeholder), e cui corrispondano strumenti di valutazione dell’impatto sociale delle attività dell’impresa (ad esempio modalità di rendicontazione sociale).
5. Lo sviluppo dei mercati di qualità sociale (tipicamente servizi alle persone) e l’apertura di questi mercati alla competizione fra imprese con diversi obiettivi (profit, non-profit e pubbliche) rappresenta una caratteristica dell’evoluzione delle economie attuali (anche per effetto della trasformazione dei sistemi di welfare). In questo contesto, l’analisi del comportamento delle INP deve tenere conto che la permanenza delle stesse sul mercato deve essere garantita sulla base della loro capacità di competere alla pari con le altre tipologie di impresa. A questo riguardo, la capacità innovativa delle INP diviene un primo elemento di sostenibilità economica di lungo periodo. La struttura di governo delle INP può favorire questa capacità qualora le caratteristiche qualitative del bene o servizio offerto siano collegate in modo rilevante al livello di capitale umano investito nell’impresa, ovvero quando l’efficacia relazionale del servizio sia migliorata da una struttura multistakeholder. In altri termini, la partecipazione dei portatori di interesse alle scelte strategiche (e la loro condivisione) rappresenta un possibile vantaggio competitivo anche in termini di innovazione. In secondo luogo, l’analisi dell’allocazione delle risorse
e delle proprietà di efficienza dell’equilibrio di mercato deve tenere conto del fatto che il funzionamento di questi mercati dipende anche dalla presenza di beni quali ad esempio la fiducia, la cui produzione ed allocazione non è immediatamente riconducibile né ad un sistema di prezzi né ad una logica di pura e semplice regolamentazione esterna. Senza entrare in una discussione tecnica dei problemi formali (e non pienamente risolti dalla teoria economica), collegati al raggiungimento di un equilibrio efficiente (in termini di second best), due osservazioni sul ruolo della politica economica paiono rilevanti al riguardo. Primo, la concorrenza fra imprese (anche con obiettivi
diversi) va comunque tutelata, sia a garanzia degli interessi di coloro che operano sul mercato (in particolare gli acquirenti) sia per favorire la partecipazione di acquirenti e imprese potenzialmente interessati ad entrare sul mercato. Secondo, la natura dinamica dei mercati può modificare gli elementi di meritorietà che spingono il regolatore pubblico ad assegnare determinati vantaggi alle INP rispetto alle altre imprese. In questo senso, l’obiettivo del regolatore deve essere sempre quello di tutela dell’interesse collettivo, senza rischiare di essere catturato da un particolare soggetto o gruppo sociale (e ciò è particolarmente rilevante nei processi di liberalizzazione e privatizzazione e nell’evoluzione dei sistemi di welfare).

1 Si veda SALAMON e ANHEIER (1997). Per un’analisi approfondita del settore non profit in Italia, si rinvia a Barbetta (1996 e 2000) e Barbetta, Cima e Zamaro (2003).
2 Si rinvia a ROSE-ACKERMAN (1996) per un approfondimento del ruolo dell’altruismo per il funzionamento delle imprese non-profit.

Stampa questa pagina Invia questa pagina ad un amico
© 2015 Edinet Srl - Tutti i diritti riservati - Via Gaetano Doninzetti 30 - 20122 Milano - tel. 02.77886211 - P.IVA: 12985430151 - Privacy policy - Site credits