Editoriali e Indici

NON PROFIT PAPER 4.2015



INDICE

EDITORIALE
Paolo Sciumé

AREA CONTRIBUTI

La parità scolastica ai tempi della legge 107/2015
Francesco Magni

Buona Scuola: la corresponsabilità civile è legge
Anna Monia Alfieri

Lo studente “al centro”... ma libero di scegliere e “con portafoglio”
Marco Grumo

Ordinamento repubblicano e pluralismo scolastico
Angelo Mattioni

Le principali norme relative alla scuola paritaria sino alla legge 62/2000
Giuseppe Bonelli

Autonomia scolastica
Bruno Bordignon

La nuova disciplina dell’apprendistato
Valentina Aprea

Fra scuola statale e paritaria un confronto senza steccati
Elio Formosa

Uno sguardo sulla “Buona Scuola”
Piero Cattaneo

Scuola “digitale” e “qualità educativa”
Antonio Consonni

È costituzionalmente legittimo il “quasi-monopolio” statale sull’istruzione?
Annamaria Poggi

Famiglia e scuola: un dialogo da rilanciare
Michele Troisi

AREA COMMENTI

Legge 107/2015 e scuole paritarie: speriamo che la parte che verrà sia migliore di quella che c’è già
Marco Masi

La legge 107/2015: un commento di FISM Lombardia
Casimiro Corna

Per i genitori la scuola può diventare “buona”
Ivo Saiani

La legge paritaria di fronte all’applicazione ed alle implicazioni della legge 107
Roberto Pasolini

Scuola paritaria e “Buona scuola”: verso una convergenza virtuosa?
Mariella Ferrante

L’AIMC e la Buona scuola
M. Disma Vezzosi

La scuola paritaria nella legge della Buona scuola. La posizione di UCIM Regione Lombardia
Stefano Pierantoni


EDITORIALE
di Paolo Sciumé, Avvocato presso Studio Sciumé – avvocati e commercialisti

Ormai la formazione dei giovani esce da un contesto istituzionale e sempre di più diviene un problema nell’ambito della dialettica tra realtà di popolo e Stato o meglio governo/governi dello Stato. I modelli della scuola italiana tutti nascenti da epoche ormai sommerse dal tempo e dalla caducità delle ideologie che li hanno sostenuti, trovano il loro impatto con le forme di tentato rinnovamento che il nostro contesto sociale cerca affannosamente di porre in essere. L’unico sviluppo che appare inevitabile nell’attuale contesto umano è quello della tecnica e della tecnologia mentre le condizioni di vita medie di tutti i popoli contraddicono il mito ottocentesco
del permanente sviluppo del benessere delle persone.
In realtà il concetto di benessere era in qualche modo restrittivo, legato infatti spesso solo a parametri economici, ora sembrerebbe apparire più adeguata, anche attraverso manifestazioni di forte affermazione, un’esigenza di integralità del modo con cui ciascuno pensa a sé e agli altri. La contrapposizione tra la cultura affaticata e sterile dell’occidente che ha perso il dinamismo della creatività cristiana e medievale, si contrappone alla speranza radicale con cui i popoli migranti tendono a conquistare spazi per un loro nuovo immaginato benessere in territori apparentemente ed economicamente più favorevoli.
In questo contesto le possibili caratteristiche della riforma della scuola italiana, pluralismo e policentrismo, seppur ancora timide, appaiono o possono apparire inizialmente adeguate allo sviluppo.
Due i fattori che seppur timidamente appaiono inizialmente adeguati: l’entrata nel sistema formativo della consapevolezza del mondo digitale come infrastruttura costitutiva e l’ampio orizzonte della globalizzazione.
D’altra parte è necessario sottolineare come, quando si parla di globalizzazione, spesso si equivoca: infatti si pensa che la globalizzazione
sia come un assetto culturale che determina le modalità in cui ciascuno concepisce il suo agire e quindi il rapporto tra globalizzazione e territorio è tale per cui il secondo viene vanificato alla luce di questa mirabolante parola che include chissà quali novità degli assetti di pensiero che determinano la crescita culturale di ciascuno. In realtà è il contrario, la cultura personale e la propria formazione nei suoi termini essenziali e di visione della vita nascono nel territorio, ove territorio è famiglia, ove territorio è contesto di appartenenza, ove territorio è corpi intermedi, ove territorio è intelligenza dell’operare, ove territorio è modalità di concepire il lavoro e l’opera. Tanto più è forte questa formazione in termini non integralisti e non ideologici ma come acuta osservazione della realtà e quindi creatività, tanto più ci sarà la capacità di ciascuno di esprimersi e vivere la globalità, cioè questo mondo globale così come oggi ci include.
Ma ben si comprende allora come il territorio è prezioso proprio per la formazione inteso come rispetto dell’origine che dalla nascita alla maturità porta la persona al suo compimento.
Questo numero, nella pluralità e varietà delle “imprese scuola”, è un contributo alla evoluzione del nostro zavorrato sistema scolastico perché ne sia evitata la morte. La scuola infatti è un’impresa e un’opera e una intrapresa il cui assetto economico, che non può che essere anche in termine di costi efficiente ed efficace, richiede come ogni impresa un imprenditore identificabile, cioè qualcuno capace di progetto e che, nella pluralità dei progetti, la famiglia e, forse ancor di più oggi, lo studente possa scegliere.
Ciò non può essere nella asettica e violenta neutralità dello Stato.

  • NON PROFIT PAPER 4.2015: Copertina, Indice, Editoriale
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