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(19/04/2017) Documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo 2016-2018

Delibera 23 marzo 2017 n. 1, G.U. 13 aprile 2017 n. 87



Nella Gazzetta Ufficiale 13 aprile 2017 n. 87 è stata pubblicata la Delibera 23 marzo 2017 n. 1, "Documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo 2016-2018".

Al termine del quindicennio di riferimento per l’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, i tre eventi internazionali succedutisi nel corso del 2015 – la III Conferenza sul finanziamento dello sviluppo di Addis Abeba, il Vertice sullo sviluppo sostenibile di New York e la 21ma Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) di Parigi – hanno innovato sostanzialmente il quadro delle politiche per uno sviluppo globale realmente sostenibile fino al 2030.

L’aver raggiunto un accordo a livello internazionale sugli obiettivi in materia di eliminazione della povertà, empowerment femminile, cambiamenti climatici, inclusione sociale ed economica e standard di governance, è un risultato importante. Il vero successo tuttavia arriverà nel momento in cui, con il concorso di tutti gli attori coinvolti, sapremo tradurre lo spirito dell’Agenda in una strategia di sviluppo sostenibile, in politiche coerenti, in obiettivi e priorità nazionali, in azioni concrete e uso efficace delle risorse, obiettivo del Documento Triennale di Programmazione e di Indirizzo.

Da qui l’esigenza di definire un approccio strategico per il triennio 2016-2018 che metta l’Agenda 2030 e lo sviluppo sostenibile al centro delle nostre politiche per far fronte ai profondi cambiamenti sociali, politici e demografici in atto, alla crescente destabilizzazione in alcune aree in Africa e nel Medio Oriente, all’acuirsi dell’emergenza migratoria, all’impatto dei cambiamenti climatici, alla necessità di sostenere i processi di pace e laddove si renda necessario un impegno a livello globale; un approccio che rilanci il ruolo della Cooperazione italiana in un’ottica di valorizzazione e capitalizzazione del patrimonio di esperienza e al contempo di innovazione, coinvolgendo ancora più intensamente tutti i soggetti del sistema della cooperazione allo sviluppo nelle attività di cooperazione con l’obiettivo di trasferire cultura e capacità imprenditoriali, innovazione e tecnologia produttiva, promuovere l’acquisizione di dati e statistiche affidabili, per una cooperazione moderna, incentrata su buon governo e fiscalità (Piano di Azione di Addis Abeba), attenzione all’ambiente (CoP21 di Parigi), a impresa sociale, occupazione e lavoro dignitoso (Agenda G7 e G20).

Le priorità tematiche e settoriali
In linea con gli obiettivi generali della cooperazione allo sviluppo definiti dalla Legge 125/2014, il Documento individua le priorità tematiche e settoriali che, partendo dall’aiuto umanitario - prima priorità nei contesti più fragili (Siria, Iraq, Sudan, Sud Sudan, Yemen, Sahel, Corno d’Africa, Palestina, RCA) - includono l’agricoltura e la sicurezza alimentare, l’istruzione, la formazione e la cultura, la sanità, la governance e la lotta alle disuguaglianze – ma anche l’apertura a settori nuovi, dove l’Italia ha expertise e valore aggiunto da offrire. Tema presente trasversalmente nelle nostre iniziative, la migrazione e sviluppo. L’Italia ha contribuito alla nascita del Fondo Fiduciario d’Emergenza UE sulle cause profonde delle migrazioni in Africa, lanciato al Vertice di La Valletta nel novembre 2015 e, sempre in ambito UE, si è fatta promotrice di un nuovo patto con l’Africa per la gestione e riduzione dei flussi (il “Migration Compact”): l’intento è quello di affrontare, con gli strumenti della cooperazione allo sviluppo, il tema dell’occupazione in Africa, un’assoluta priorità, con un approccio centrato sul sostegno all’imprenditoria locale e sulla promozione degli investimenti infrastrutturali, con una particolare attenzione alle micro e piccole-medie imprese, allo sviluppo cooperativo, all’economia sociale, all’accesso al credito. Fondamentale in questa sfida è il ruolo delle regioni e degli enti locali, delle ONG, delle organizzazioni non profit e delle università già attivi nella cooperazione allo sviluppo, e anche il contributo del settore privato profit e dei nuovi soggetti che la Legge riconosce a pieno titolo come attori dello sviluppo, quali le associazioni di immigrati, le cooperative sociali, le realtà del commercio equo e solidale e della microfinanza, che hanno l’opportunità di mettere a frutto le proprie conoscenze, le competenze, l’esperienza acquisita e i rapporti consolidati in molti Paesi partner e avviare esperienze sperimentali e innovative sui cui capitalizzare.

Le priorità geografiche
La strategia alla base della scelta dei Paesi prioritari si fonda da un lato, sulle relazioni storiche, politiche, commerciali e culturali, sulla vicinanza, non solo geografica, che ci unisce ad alcuni Paesi, dall’altro tiene conto delle prospettive di crescita e di sviluppo e del contesto socioeconomico – si privilegiano i Paesi meno Avanzati, gli Stati fragili, i Paesi che sono o escono da situazioni di conflitto – e del vantaggio comparato che ha l’Italia in taluni settori, della divisione del lavoro e in particolare della programmazione congiunta in ambito UE, nonché degli impegni assunti nelle sedi internazionali e della partecipazione a programmi multi-donatori. Pesano le crisi politiche e umanitarie, in primis quella migratoria, che continuano ad assorbire una rilevante quantità di risorse. L’aiuto umanitario è infatti la prima priorità in Siria, Iraq, Sud Sudan e Yemen, senza dimenticare Sahel, Corno d’Africa, Palestina, Repubblica Centro-Africana, Sudan. Le aree prioritarie sono Sahel e Africa Orientale in Africa Sub-sahariana, la regione del Bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente (Tunisia, Egitto, Libano, Palestina, Giordania), Albania e Bosnia Erzegovina nell’area balcanica, la regione afghano-pakistana e Myanmar nel Sud-est asiatico, infine Cuba, El Salvador in America centrale – rafforzando l’approccio regionale per includere Honduras e Guatemala – e Bolivia nella regione andina. Potranno tuttavia essere eventualmente realizzate iniziative di cooperazione anche in altri Paesi non prioritari, in particolare nell’Africa Subsahariana in coerenza con l’impegno ad incrementare le risorse a favore dei Paesi meno Avanzati per raggiungere lo 0,15-0,20% APS/RNL entro il 2030.

Best practice e nuove iniziative
Il Documento fornisce una panoramica di programmi realizzati o in corso di realizzazione, modelli che possono essere estesi ad altri Paesi, in un’ottica regionale – in Africa Subsahariana, nell’area del Mediterraneo e in America centrale – sui quali costruire iniziative flagship”, che caratterizzano la Cooperazione italiana e rappresentano pratiche di successo, lanciando al contempo iniziative in settori nuovi dove vantiamo eccellenza ed expertise.

Le risorse
La rinnovata volontà del Governo italiano di rilanciare la cooperazione allo sviluppo, testimoniata dalla personale partecipazione del Presidente del Consiglio Renzi ai tre grandi eventi internazionali del 2015, ha trovato concreta attuazione nella Legge di bilancio che prevede un graduale aumento delle risorse per la cooperazione allo sviluppo nell’arco del triennio, di 120 milioni di Euro nel 2016 (circa il 40% in più), di 240 milioni di Euro nel 2017 e di 360 milioni di Euro nel 2018. C’è un forte impegno politico a un riallineamento dell’Italia agli standard internazionali della cooperazione allo sviluppo (media Paesi OCSE), con l’obiettivo di migliorare la qualità e la quantità dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo. In particolare, c’è anche l’impegno specifico, in occasione del Vertice G7 del 2017, sotto presidenza italiana, a non essere più gli ultimi tra i Paesi G7 nel rapporto APS/RNL. Per garantire questo traguardo saranno necessari ulteriori incrementi di risorse già dalla prossima Legge di stabilità. Ne risulta confermata una nuova visione politica della cooperazione allo sviluppo intesa come vero “investimento strategico”, che favorisce la programmabilità e la prevedibilità delle risorse nell’arco del triennio e si accompagna alla entrata in operatività della nuova struttura di governance della Cooperazione italiana con l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e la Cassa Depositi e Prestiti nella sua nuova funzione di Istituzione Finanziaria per lo Cooperazione allo Sviluppo. Si tratta di innovazioni di non poco conto, cui si aggiungono tre nuove istituzioni – il Vice Ministro, il Comitato Interministeriale e il Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo – per, da un lato, assicurare maggiore coerenza, efficacia, raccordo e priorità politica alla cooperazione allo sviluppo e, dall’altro, coinvolgere in modo più strutturato i soggetti del sistema della cooperazione nell’azione italiana in favore dello sviluppo.

La Delibera è disponibile nella sezione Normativa Nazionale di Nonprofitonline.

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