(19/04/2017) I malati di Sla potranno firmare i documenti con il puntatore oculare

Lo ha stabilito una sentenza del Tribunale di Venezia lo scorso 11 aprile. La notizia arriva dal Consiglio notarile di Milano, che ha sostenuto fortemente questa battaglia
19/04/2017


E' ufficialmente arrivato il primo provvedimento giudiziario a favore dell’utilizzo del puntatore oculare da parte di un paziente affetto da Sclerosi laterale amiotrofica per comunicare, escludendo la necessità della nomina di un interprete.

E’ quanto stabilito dal Tribunale di Venezia lo scorso 11 aprile, che ha sancito l’idoneità del puntatore in quanto le persone affette da questa malattia sono comunque in grado di comunicare razionalmente seppur attraverso un sintetizzatore che consente di tradurre gli impulsi oculari in parole scritte a video. I malati di Sla si trovano infatti nella piena capacità di esercitare i propri diritti, di qui il decreto di rigetto sulla base del principio che “non vi è alcun problema a comprendere il valore del significante e svelarne il significato”.

I notai si sono schierati in prima linea a favore dell’utilizzo di questo strumento cercando di rendere più semplice e veloce la partecipazione del malato alla contrattazione giuridica, attraverso un’interpretazione evolutiva della legge notarile che riconosca la “comunicazione non verbale” e renda quindi possibile l’espressione diretta delle proprie volontà negoziali, senza intermediari. Non tutti i documenti hanno la stessa importanza e per questo l’ordinamento richiede, per alcune firme, l’intervento del notaio a cui affida l’incarico, ulteriore rispetto all’autenticazione, di accertarsi che chi firma abbia compreso il significato del documento e degli effetti giuridici che si producono. Il puntatore oculare è uno strumento capace di far stipulare atti notarili anche a coloro che non possono comunicare a voce e che tramite questo strumento possono fare domande e formulare risposte al notaio che indaga così la loro volontà.

"La firma è un diritto per chiunque, limitato fisicamente, conservi una piena capacità intellettiva ed è un diritto che deve poter essere esercitato personalmente e senza deleghe, commenta Arrigo Roveda, presidente del Consiglio Notarile di Milano. “Il recente decreto spiana ulteriormente la strada per l’abbattimento delle barriere burocratiche affinché le persone affette da SLA, o con patologie simili, possano esercitare il loro diritto di comunicare grazie all’uso della tecnologia dell’eye-tracking per la firma digitale. Non è pensabile (ed antieconomico) però che si debba passare sempre dal notaio per esercitare un proprio diritto: i disabili hanno diritto alla stessa deburocratizzazione di ogni cittadino. Il diritto alla firma, per chi non riesce ad apporre una sottoscrizione autografa, deve essere garantito per ogni tipo di documento attraverso la firma digitale che oggi ha (o dovrebbe avere, se non si trovassero ostacoli nella pubblica amministrazione) lo stesso valore della firma autografa”.

Al di là del significato normativo e burocratico di questo riconoscimento, c'è però sopratutto un valore in termini di dignità, come fa notare a SuperAbile Mariangela Lamanna, a nome del Comitato 16 Novembre. “Finalmente si comincia a comprendere che un malato di Sla è una persona sana nel cervello e gli si riconosce quella dignità di cui lo si vuole a tutti i costi privare da sempre, oltre alle gravissime privazioni fisiche da cui è già annientato. Avendo capito che ha un cervello lucido, può compiere qualunque atto burocratico e non deve ricorrere a un interprete che ne decodifichi le espressioni. Un malato di Sla può e deve essere lasciato libero di esprimere ciò che prova e di effettuare tutti gli adempimenti che vuole: legali, burocratici, senza bisogno di farlo attraverso un interprete Significa arrivare a riconoscere quella dignità di cui tanto si parla, ma che non c'è, a un essere umano colpito da una malattia che mina il fisico ma non il cervello. Finalmente la magistratura ha colto perfettamente questo aspetto messo sempre in discussione, distinguendo la disabilità fisica da quella mentale. Finalmente”.

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