(16/10/2018) Definiti il numero e gli ambiti dei Centri di servizio per il volontariato

Comunicato della Fondazione ONC - Organismo Nazionale di Controllo sui Centri di servizio per il volontariato: entro il 2019 i Centri saranno 49 rispetto agli attuali 65 ed ogni provincia italiana avrà il suo Csv di riferimento.
16/10/2018


Prende corpo la riforma dei Centri di servizio per il volontariato in base a quanto stabilito dal Codice del terzo settore.

La Fondazione ONC - Organismo Nazionale di Controllo sui Centri di servizio per il volontariato, infatti, nel corso della seduta del Consiglio di Amministrazione dello scorso 10 ottobre, ha deliberato sul numero e sugli ambiti dei Centri di servizio per il volontariato: ai sensi dell’articolo 64, comma 5, lettera c), ha stabilito che sul territorio nazionale gli enti accreditabili come CSV dovranno essere 49, distribuiti a norma dell’art. 61, commi 2 e 3, come riportato nella tabella allegata al comunicato stampa della Fondazione.

Il percorso era già stato avviato in questi ultimi anni, in cui i Csv attivi sono stati ridotti dai 78 iniziali ai 65 attuali.

La nuova articolazione nazionale dei Centri per il volontariato, così come predisposta dall’Onc, vedrà dieci regioni e le due province autonome con un solo Centro regionale o provinciale, mentre nelle restanti nove regioni il loro numero oscillerà tra 3 e sei Csv.
Ultimo nato, tra i Csv, quello di Bolzano (era l’unica provincia a non averne): apertura che va a completare il quadro nazionale dei Csv su tutta Italia. Andando più nel dettaglio, ecco le regioni maggiormente interessate da questa rivoluzione nell’organizzazione territoriale dei centri.
L’Abruzzo, che vedrà i quattro Csv attualmente attivi (L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo) fondersi in un unico Csv;
Segue la Calabria che dai cinque Csv attivi (Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia) ne resteranno soltanto tre (restano i Csv provinciali di Reggio Calabria e Cosenza, mentre Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia costituiranno un unico centro).
Un solo accorpamento, invece, è previsto in Campania dove ai Csv di Napoli, Caserta e Salerno che non subiranno modifiche si aggiungerà il nuovo Csv di Avellino e Benevento, che nascerà dall’accorpamento dei rispettivi Csv provinciali.
Passa da nove Csv a quattro, invece, l’Emilia Romagna: resta il Csv di Bologna, mentre verranno accorpati tutti gli altri. I nuovi Csv saranno quindi quello di Ferrara e Modena; l’altro accorpamento vedrà riuniti sotto lo stesso Centro i Csv di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini; Parma, Piacenza e Reggio Emilia, infine, diventeranno un unico Csv.
In Liguria i cinque Csv diventeranno tre: oltre a Genova e La Spezia, uniranno le forze i Csv di Savona e Imperia.
La regione Puglia vedrà invece una riorganizzazione dei Csv che coinvolgerà anche nuovi territori: saranno quattro i centri, contro i 5 attuali, e saranno così distribuiti: un Csv per Bari e BAT (Andria, Barletta, Trani, Bisceglie, Canosa di Puglia, Minervino Murge, Spinazzola), al Csv di Foggia saranno aggiunti altri comuni della BAT, ovvero Trinitapoli, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia. Brindisi e Lecce uniranno le forse in un unico Csv, infine resta intatto il Csv di Taranto.
Cambia anche il volto dei Csv del Veneto: dai nove centri di servizio attivi fino ad oggi, soltanto Venezia, Verona e Vicenza non subiranno cambiamenti. I due accorpamenti riguarderanno Belluno (primo Csv d’Italia) e Treviso, mentre Padova e Rovigo saranno protagonisti del seconda fusione della regione.

Ad aver già intrapreso un percorso verso un Csv regionale unico o verso l’unificazione di più Csv provinciali, invece, la Lombardia che dal 2018 ha visto passare il numero dei Csv da 12 agli attuali sei Centri (ovvero i Csv provinciali di Milano, Bergamo, Brescia, il Csv di Como e Varese, quello di Lecco, Monza e Sondrio e infine il Csv Lombardia sud) ed è stata la prima regione d'Italia ad avviare una riorganizzazione territoriale nell'ottica della riforma.
Anche l’Umbria sta perfezionando l’accorpamento dei Csv di Perugia e Terni.
Nel Lazio, invece, Cesv e Spes hanno intrapreso da tempo un cammino di avvicinamento e già da gennaio 2019 i due Csv confluiranno nel Centro per il volontariato Lazio.
Immutata la situazione per i Csv regionali o provinciali come Sardegna, Basilicata, Valle d’Aosta, Trento, Toscana, Molise, Marche e Friuli-Venezia Giulia.
Il Piemonte continuerà ad avere cinque Csv (uno a Torino, il secondo per Asti e Alessandria, il terzo per Biella e Vercelli, quarto per Cuneo e l’ultimo tra Novara e Verbano Cusio Ossola).
Intatta l’organizzazione dei Csv anche in Sicilia, dove operano tre Csv: un Centro per Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani, un secondo per Catania, Enna, Ragusa e Siracusa, e un unico Csv provinciale per Messina.

Con la delibera della Fondazione ONC si è pertanto determinato il presupposto della procedura di accreditamento dei Centri di servizio per il volontariato.

Con l’avvicinarsi della fine dell’anno 2018 e il protrarsi della definizione dei nuovi assetti territoriali, sia dei Centri di servizi per il volontariato sia degli OTC, il Consiglio di Amministrazione ha deciso di considerare il 2019 quale annualità transitoria, per consentire il completamento degli adempimenti previsti dalla normativa a carico di tutti i soggetti coinvolti nel processo.

Nel corso della prossima riunione del CdA saranno determinati gli importi da assegnare per l’annualità del 2019.

Questa scelta tecnica comporta quindi uno slittamento del triennio di programmazione, anche alla luce degli sviluppi normativi e giurisprudenziali, così come previsto dall’art. 64, comma 5, a partire dal 2020-2022.

Il Consiglio di Amministrazione ha infine deliberato che il saldo delle attività del secondo semestre 2018, data la fase di transitorietà, sarà corrisposto ai CSV entro il prossimo 30 novembre.

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